Schattenkinder: Weisser Regen

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Ver Sacrum Cosa dire di Weisser Regen, che non sia già stato scritto per diecine e diecine di dischi omologhi? Operazione non facile, perché la fantasia può sì sbizzarrirsi nella ricerca di frasi acconce, verbi ad effetto, ma i limiti posti dall’originalità sono evidenti e difficilmente bypassabili. Orbene, il compitino è svolto con giudizio, con precisione davvero teutonica, considerando la provenienza geografica degli Schattenkinder, insieme che per la cronaca è composto da tre pulzelle (Katharina e Madeleine, le voci heavenly, Katja, orchestral vibes) e dai maschietti Reiner e Sven, responsabili del sound profondo ed avvolgente di WR, il quale trova rinforzo in una folta schiera di aiutanti, fra i quali spicca Carsten Hundt degli Adversus (quivi è impegnato a scuotere le corde del contrabbasso). Trattasi di composizioni delicate, descriventi paesaggi soffusi e drappeggiati dell’ombre della sera, o festonati dalla foschia mattutina, che certamente guadagneranno con merito l’apprezzamento dei cultori delle heavenly voices, ci potete scommettere, perché quelle di Katharina e di Madaleine sono davvero graziose, ma dalle quali si terranno a debita distanza gli appartenenti al partito gothiko più oltranzista. L’elettronica viene utilizzata con parsimonia, più per dosare i tocchi trip-hoppeggianti che per altro, i musicisti possiedono un solido back-ground classico e jazz, e lo sfruttano a dovere. Peccato che Weisser Regen non spicchi mai il volo, quasi temendo d’osare troppo. Brani preferiti (per il sottoscritto): “Entre le murs”, “Helene”, “Dark lovesong” (non ostante il titolo scontatelo…) e “The abyss”.

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