The Void: Vision of the truth

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Ver Sacrum Dopo una lunga gavetta, scandita dalla pubblicazione di quattro fra demo e promo, l’ultimo dei quali del 2004, “Remember”, al compimento del decennio d’attività giungono infine alla prova del debut i genovesi The Void. Vision of the truth è aperta da “Light”, bell’esempio di metal darkeggiante dinamico ed obscuro, caratterizzato dalla voce potente di Diego Fogliacco e dall’indiavolato drumming di Andrea Di Martino. Un sound compatto che può ricordare i Paradise Lost di mezzo, reso intrigante dalle tastiere del bassista Giorgio Barroccu le quali, nell’economia complessiva delle singole tracce, rivestono un ruolo primario, non limitandosi al semplice abbellimento. “Macha” è infatti spezzata da porzioni ambientali che ne interrompono il flusso irruento, accrescendone quella componente tragica che è uno dei tanti ingredienti di VotT. Ed eccoci alla title-track, un bel cadenzato ove il vocalist assume un tono narrante e disperato mediato da Nick Cave. Uno degli episodi meglio riusciti dell’intiero lotto, “Vision of the truth” si dimostra song matura e completa, dagli intriganti intrecci chitarristici e dalla struttura ben orchestrata. Echi di Moonspell e di Type O Negative s’infrangono fra le sue scoscese pareti sonike, determinando così la vetta qualitativa dell’albo. L’epica “Hope” rinsalda presente e passato del dark metal, fissando punti di contatto coll’opera di acts quali i teutonici Scream Silence, ai liguri contigui nella ricerca di un approccio progressivo alla composizione: cambi di tempo e di ambientazione non mancano, risultando comunque scorrevoli senza inficiare la forma del pezzo. Le melanconiche “I need light (Geneva’s monologue)” e “Beauty (Narcissus’ monologue)” (dall’incedere questa doomeggiante e gratificata da un bel a solo classicheggiante) sono inframmezzate dalla goth-death-infected “Sad Moon”; “Fearless gladiator” è un virile lamento funebre dal testo toccante, strumentalmente aderente ai classici canoni dell’heavy metal, l’accusatoria “Step into nowhere” chiude degnamente la lista dei brani, ed entrambe mettono ulteriormente a fuoco lo stile del combo. Ulteriori spazi di miglioramento non mancano, non sono comunque trascorsi invano gli anni della lenta maturazione, i The Void sono giunti a Vision of the truth pronti ad affrontare l’impegnativo esame risultando infine promossi con merito.

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