Moonspell: Night eternal

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Ver Sacrum L’aria di Aarhus, Danimarca, ha fatto bene a Fernando Ribeiro ed ai Moonspell. Colà, come gli adepti al verbo alterna ben sanno, opera Mister Tue Madsen, ed i suoi Antfarm Studios sono meta di devoti pellegrinaggi di diecine di bands alla ricerca del suono definitivo e pronti a suggere il suo illuminato verbo. E l’accoppiata iniziale rappresentata da “At tragic ends” e dalla terremotante title-track è testimone del beneficio apportato da questo novello mago della produzione all’apparato sonoro allestito dai lusitani per questo loro ennesimo sforzo discografico. Tanto che Night eternal si candida autorevolmente a rappresentare uno dei capitoli meglio riusciti della loro ormai lunga carriera. Senza per questo tralasciare che, ancora una volta, pure Waldemar Sorytcha ci ha messo del suo, occupandosi della pre-produzione che, com’è ormai usanza consolidata, si è tenuta in Lisbona. Ma ciò che a noi interessa è il contenuto, la sostanza che in Night eternal non difetta. Il sound è cupo e minaccioso, costruito sul vorticare furioso delle chitarre di Pedro Paixao e di Ricardo Amorim, a tratti mortalmente doomish, altre saettanti come lame insanguinate, e sul formidabile apparato ritmico, collo skin-beater Mike Gaspar spalleggiato a dovere da Niclas Etelavuori degli Amorphis, ospite fisso dei portoghesi stante la non adeguata cifra tecnica del titolare live dello strumento, quel pazzo di Aires Pereira che, se sul palco è elemento imprescindibile, in studio non si è mai dimostrato all’altezza del ruolo. E’ d’altronde dal 2001 che i Moonspell sono ufficialmente un compatto quadrato i cui lati sono presidiati da Pedro, Ricardo, Fernando e Mike, e la sottile alchimia che unisce i loro spiriti si è sempre rivelata di capitale importanza per i loro successi. La lenta e compassata “Scorpion flower” svela il lato più goth dell’insieme, risolvendosi in una gradevola ballatona energizzata a dovere dai mai domi strumentisti, una breve ed illusoria pausa prima che il sangue torni a scorrere con “Moon in Mercury”. Sono questi i Moonspell più efficaci, quando le sei corde duettano su tempi classici e la sezione ritmica avanza a passo di forsennata carica. L’istrionico singer domina colle sue vocals a tratti crudelmente beffarde un altro degli hit di NE, quella “Hers in the twilight” che non esito a dichiarare fra le mie favorite assolute, in grazia di duelli chitarristici di grande presa. Ma questo disco è pronto a stupirci piacevolmente ad ogni brano, come in “Dreamless (Lucifer and Lilith)” dalla raggelante intro di derivazione black, disvelandosi poi come uno dei candidati a singolo de luxe. Dopo cotanta grazia, ci si potrebbe dichiarare sazi, se non fosse che incombono “Spring of rage” e la compassata e magniloquente marcia funebre titolata “First light”, finale epocale che riempitivo certo non è. Night eternal è legato sì al passato degli iberici, sicuramente trattasi di disco diverso da “Memorial”, prossimo alle atmosfere di “Wolfheart”, ma al contempo si rivela proiettato al futuro, merito non solo del citato Madsen e della sua dorata manina, ma chiaramente anche dei suoi autori, ora più che mai chiamati a confermare anche dal vivo la elevata qualità della loro ultima, maligna creatura.

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