Stray: Abuse by Proxy

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Ver Sacrum Giunta al successo con il suo progetto “harsh-elettro” Unter Null, Erica Dunham decide di mostrarci il suo lato più delicato con Stray, side-project che le permette di sviluppare un elettro-sound dalle tonalità prevalentemente malinconiche e notturne. Le 14 tracce che compongono il disco si rifanno allo stile di gente come Delerium e Conjure One: un’elettronica delicata, introspettiva e crepuscolare grazie alla quale Erica ci mostra un altro aspetto della sua complessa personalità. Brani che proiettano l’ascoltatore in dimensioni oniriche (che negli episodi più oscuri rasentano l’incubo), per un disco certamente valido e apprezzabile, anche se forse un po’ troppo monocorde e dai toni rarefatti. Lavoro omogeneo e da giudicare nella sua globalità più che sui singoli episodi, anche se, volendo fare dei nomi, mi piace ricordare l’iniziale “Kindred Soul”, “The tie that binds”, la strumentale “Lost Command” e la title-track. Nel complesso Abuse by proxy è un buon lavoro e Stray si dimostra un progetto interessante e con personalità, cosa spesso carente nei side-project. Al solito per i dischi dell’Alfa Matrix, l’album è disponibile anche in “limited edition”, col secondo dischetto ad includere quattro tracce inedite oltre ai consueti remix.

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