Leandra: Metamorphine

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Ver Sacrum Leandra è un personaggio curioso, versatile e con un curriculum alquanto interessante: suona il piano dall’età di sei anni, parla cinque lingue (è di origini russe ma attualmente vive in Germania), ha fatto parte di un gruppo grunge e vanta collaborazioni con i Letzte Instanz e i Jesus On Extasy. Chi di voi ha familiarità con questi ultimi la conosce con il nome di Ophelia Dax (lo pseudonimo che la giovane artista ha scelto di utilizzare da quando, nella primavera del 2007, si è unita agli industrial-rockers tedeschi…), ma forse non sapeva nulla riguardo a questo debutto da solista, che si è rivelato molto più valido di quanto ci si potesse aspettare. Metamorphine è un disco “leggero e delicato”, ma anche romanticamente oscuro, nel quale Leandra mette in mostra tutto il suo talento compositivo, che appare davvero notevole e degno di plauso. Elementi portanti dei pezzi inclusi sono le (bellissime) parti di piano e le vocals, alle quali si aggiungono un po’ di elettronica “da sottofondo”, la batteria e (più di rado) le chitarre, ragion per cui si può parlare di un incrocio tra musica classica e rock, con parti cantate non bellissime dal punto di vista della timbrica, ma lodevoli per ciò che riguarda l’aspetto puramente interpretativo. Difficile indicare i brani migliori perché questo è un lavoro che va giudicato nella sua interezza, ad ogni modo canzoni come “The art of dreaming” (arricchita dal duetto tra Leandra e Sven Friedrich degli Zeraphine e dei Dreadful Shadows), “Lullaby” (il suo inquietante finale è una delle cose più coinvolgenti del cd) e la semplice ma efficace “Inverted mirrors of decay” rappresentano molto bene quello che l’eclettica musicista è capace di fare. Lasciarsi affascinare dalle atmosfere di Metamorphine non è difficile, anzi è quasi scontato per coloro che sono facile preda delle emozioni, e se avrete modo di ascoltarlo capirete cosa intendo…

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