Blooding Mask: The 5 Monsters

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Ver Sacrum Tutto ebbe inizio nel 1992, quando BM vide la luce per iniziativa di Maethelyiah, tutt’ora saldamente alla guida di questo progetto, giunto con The 5 Monsters al suo quarto afflato artistico. Ho un bel ricordo della demo “What the hollow shows through”, delle sue atmosfere inquietanti, ricalcanti nello sviluppo dei brani quelle de “La maschera della Morte Rossa” di E. A. Poe. La meravigliosa voce della singer romana (trasferitasi in Albione già nel 2001) reca intatte, ma che scrivo, dichiaro senza tema accresciute quelle caratteristiche che allora tanto apprezzai, e che esaltano episodi quali “The cell”; il goth americaneggiante, reso però con gusto nettamente distinguibile, innerva “Hoohei”, ed eccoci calati perfettamente nel contesto di tenebra che adombra come un drappo funebre questo disco. Non solo un cammino sonoro, in quanto Blooding Mask è ben altro, trattandosi di un autentico e sentito percorso iniziatico/filosofico richiedente ben più che un semplice ascolto. Tutti i sensi debbono partecipare, in una unica, probante tensione. “Something wrong” richiama le tetre movenze dei Bauhaus, ma pure la stravaganza gothikeggiante degli Univers Zero e la follia geniale dei Deviate Ladies, in quanto figlia della stessa urgenza espressiva, quella più alta e prossima a quella perfezione alla quale naturalmente tende. Uno stile coraggioso e non nettamente delineato, concedendo la giusta esposizione alle indispensabili sfumature, che necessariamente è stato preso a paradigma da altri seguaci: l’applicazione di Maethelyiah alla sua creatura la rende sicuramente ineguagliabile, come la sua interpretazione: “Mummia” non è un semplice esercizio, è compenetrazione e condivisione. Ed i richiami al rispetto per Madre Terra, o per gli animali, per la Natura, non sono casuali, e nemmeno sterili proclami di facciata. Che poi non manchino canzoni memorabili, come la splendida title-track, un inno che custodisce fra le sue note più di un rispettoso riferimento a Siouxsie, è un dato di fatto: questa raccolta rappresenta senza dubbio alcuno una delle uscite più interessanti dell’anno in corso. Fasci di luce violacea che si rifraggono su lapidi di marmo perfettamente levigato, esaltandone le striature pregiate, passi leggieri che muovono su vialetti di candida ghiaia resa umida dalla nebbia: l’introspezione di “Lucylla” evocata da un piano a la Satie che lascia il posto all’incedere deciso di una presenza minacciosa, introducente la grandeur di “Sweet memories”, infine “The longest and the shortest trip”, il cerchio che si chiude, il sipario, quello definitivo che suggella la nostra parte nella commedia della Vita, che cala, per sempre. “Ninnanamma macabra” è sublime, perché il sonno (della Ragione) produce mostri… Disponibile in squisita edizione manufatta, includente l’intiera discografia, assommante al presente pure le precedenti opere “All the colours of death”, il citato “What the hollow…” e “The 9 pearls on the trail”, per maggiori ragguagli vi invito a visitare il sito della IAP (ed i relativi collegamenti myspace). “E’ giunta l’ora di aprire gli occhi…”.

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