Univers Zero: Univers Zero

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Ver Sacrum Alte mura di basalto circondano città la memoria delle quali l’uomo ha ormai ubbliato. Nel cielo si levano le mille guglie sottili di altrettanti minareti, ove si dirigono schiere di fedeli salmodianti inni occulti, in una cacofonia ultraterrena, assordante ed oscena. Adoratori di Divinità dementi confinate ai margini dell’Universo, alle quali Sacerdoti fasciati da bizzarri pastrani offrono in dono carni di animali sconosciuti provenienti da pascoli siti a distanze abissali. I porti brulicanti di esseri abietti accolgono bastimenti pronti a vomitare dalle capienti stive ogni sorta di spezia e mercanzia, raccolte nei mercati dell’est, dell’ovest, del nord e del sud. Navi mosse da remi, ma chi azioni tali prodigi della tecnica non è dato a sapersi, che hanno solcato mari ed Oceani i nomi dei quali sono custoditi gelosamente nelle mappe e nei portolani dei loro altezzosi Comandanti. Civiltà fiorite e scomparse nel nulla da eoni. Solo cinquecento copie vennero stampate, di Univers Zero nel 1977, e quivi, fra questi solchi, è l’origine del Tutto, del Caos e dell’Ordine, del Genio e della Follia. Questi è il Necronomicon del dark, il Buco Nero che tutto inghiotte. Il Maelstrom definitivo, dal quale non si riemergerà sani di mente. Sempre ammesso che si riesca a sopravvivere alla temibile prova. “Ronde” si dispiega nei suoi quindici minuti di marcia infernale, e le Porte dell’Ade, una volta richiuse dietro a voi, mai più si riapriranno. 1313 era il numero di catalogo, e così per anni questa opera sublime venne identificata. Oggi Cuneiform Records ce la ripropone, e rifulge il talento incommensurabile di Daniel Denis, di Michel Berkmans, di Roger Trigaux e dei loro encomiabili colleghi. Musica malata, ove la melodia viene apparentemente bandita, in realtà residua ancora, e la sua protervia è stimabile. Trent’anni sono trascorsi da allora, ce ne vollero tre per portare a compimento l’impresa, forse i suoi sette creatori non si rendevano conto, allora, di scrivere una delle pagine più influenti della nuova musica, quel magma soniko che diede i natali al movimento RIO (Rock In Opposition), ma non solo. Non troverete lustrini, né vacue parole, nemmeno sterili proclami in “Carabosse” od in “Malaise”, ma solo furia iconoclasta e ribelle e tanta sostanza, tanta Arte, troppa per essere condensata in così poco tempo. Sublime il booklet, che l’etichetta di Silver Spring ha voluto accompagnare al disketto: in copertina un adattamento de “The rime of the ancient Mariner” di Gustave Doré, più sedici pagine ricche di foto d’epoca, e con una bella ed esaustiva (considerando l’esiguo spazio a disposizione) biografia, curata da Renato Morales e da Aymeric Leroy, ove vengono ripercorsi i primi anni della vicenda artistica ed umana di questi inarrivabili Maestri. Non è finita, perché la track-list ci riserva l’ennesima sorpresa: la suite “La Faulx”, registrata presso gli studi della B.R.T. (Belgian Radio Televisive) nel 1979. Fatelo vostro.

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