Evergrey: Torn

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Ver Sacrum Ero davvero curioso di ascoltare il nuovo lavoro di una delle mie band preferite di sempre, il primo sotto l’egida della potente SPV/Steamhammer (pronta la ristampa dell’intiero back-catalogue?), e “Broken wings” mi ha subito rassicurato: eccoci dinanzi ad un ennesimo disco potente, dark ed incredibilmente heavy come di prammatica, essendo questi gli Evergrey. Dopo i modernismi di “Monday morning Apocalypse” (un mezzo passo falso?), quivi si torna all’antico, a quel groove maledetto, a quei chorus irresistibili, a quel chitarrismo peso ma intrigante, avvolgente… Sesto album di studio, settima prova se includiamo il live “A night to remember”, e la voglia di Tom Englund e soci di suonare tosto non è venuta meno, tutt’altro. Il decennale degli svedesi si compie al meglio, con una produzione (affidata allo stesso main-man ed al batterista Jonas Ekdahl) pulita e precisa senza essere asettica e sterilizzante, che esalta tutti i classici ingredienti dell’impasto soniko al quale i nostri padiglioni auricolari sono stati avvezzati: batterismo tronituante e chitarre possenti ma duttili, pronte all’a solo in funzione del brano, mai auto-compiacenti (“Fail”), cantato aggressivo senza esagerare (quanto mi piace nell’oscura title-track), eppoi tastiere mai di complemento (anche se spesso in secondo piano) ed il basso perforante della new-entry Jaru Kainulainen (ex-Stratovarius), eccoci a “Soaked”, ed il livello continua ad innalzarsi! Ormai gli Evergrey sono una certezza, lo dimostrano le partecipazioni ai festival che contano, od i tour con In Flames, Nevermore, Children of Bodom, Iced Earth, “Fear” ci riporta ai fasti di “Recreation day”, aggiornandoli al presente, tanto da suonare attualissima senza snaturare il tipico trademark del combo, ora più che mai chiamato a confermare i successi ottenuti in patria (nominations ai Grammy svedesi, Top 20 e Top 10 delle classifiche raggiunti con puntualità). Forse a qualcheduno la metallizzazione spinta del sound darà fastidio, apparendo magari studiata apposta per raggiungere fette di pubblico più ampie che in passato (“Nothing is erased” si schianta contro un muro di scandi-death), ma di fronte a tanta rabbia, credetemi, è impossibile resistere! Si potrebbe pure obiettare che, ad ascolto ultimato, residui una sensazione di appiattimento, una certa assenza di creatività, ma “When Kingdoms fall” ed “In confidence” da sole asfaltano centinaia di gruppuscoli intenti più alla forma che alla sostanza. E che dire dell’epica e sanguigna “Still walk alone”, qui non si scherza di sicuro: un turbine irresistibile che travolge ogni cosa, e quegli inserti sinistri, disturbanti, prima che il canto si liberi in urlo di battaglia (la catchy “These scars” chiude omaggiando il più anthemico classic-metal). Torn vi si insinuerà sotto pelle, penetrando le vostre carni piano piano, finchè proprio non potrete più estirparlo. Ennesima missione compiuta, si torna alla base!

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