Funeral: As the light does the shadow

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Ver Sacrum Rientrati sulle scene nel 2006 con “From these wounds”, i norvegesi Funeral ci propongono il quarto capitolo della loro tribolata saga. Assurti allo status (talora ingombrante) di cult-band in grazia dei primi lavori pubblicati a metà degli anni novanta, hanno superato con coraggio la perdita prima di Einar Fredriksen (scomparso nel gennaio del 2003), poi di Christian Loos (2006). Anders Eek, rimasto l’unico membro fondatore ed impegnato pure coi The Fallen, non ha inteso ammainare lo stendardo Funeral, ed eccoci così al cospetto del convincente As the light does the shadow, disco di puro doom melancolico (inserirli nella lista dei depressive-doomsters è davvero fuori luogo). Il sound epico ed obscurissimo degli scandinavi trova la sua naturale manifestazione in pezzi magniloquenti, lenti senza esserlo disperatamente, con un cantato che evita inutili forzature prediligendo un’interpretazione salmodiante. La presenza di Rob Lowe dei divini Solitude Aeturnus (e Candlemass!) impreziosisce gli otto minuti dell’epica “In the fathoms of wit and reason” (dal titolo chiaramente candlemassiano, permettetemi il neo-logismo!), le atmosfere nerognole che velano As the light… sono rese ancor più solenni dall’uso delle tastiere, le chitarre intessono assoli convincenti (“The absence of Heaven”), “Let us die alone” pare davvero il canto del guerriero morente, il quale, disteso tra l’erbe insanguinate del campo di battaglia, osserva il sole tramontare pell’ultima volta. Pur con tutti gli auspici, temo però che questo nuovo lavoro, per quanto sicuramente profondamente vissuto da Anders e compagni di mesto viaggio, non eleverà i Funeral al rango di gruppo di prima divisione del settore, essendo questa già affollata di validissimi acts di livello chiaramente superiore.

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