The Monolith Deathcult: Trivmvirate

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Ver Sacrum Nel realizzare Trivmvirate i Monolith Deathcult sono riusciti in un’impresa assai ardua, quella di comporre un disco death metal diverso da tutti gli altri lavori associabili a tale genere, e di conseguenza spiazzante. Capiamoci bene, il quintetto olandese ha fatto tesoro della lezione impartita dai mostri sacri del grind e del brutal, per cui non rinnega in nessuna maniera le proprie origini ma ha deciso di cercare nuove vie da percorrere, contaminando il sound cui è dedito con altri stili musicali. Il risultato di questa scelta è un album stupefacente, che colpisce per i curatissimi arrangiamenti, la maestosità e l’inaudita pesantezza che lo caratterizzano. Atmosfere catacombali e riff intricati vanno ad adagiarsi su un tappeto di beats elettronici che rende i brani davvero originali, vedi ad esempio il monumentale opener “Deus ex machina” (che dura quasi dieci minuti ma è così vario, “orecchiabile” e piacevole da non risultare mai noioso…), l’ottimo “Master of the Bryansk forests” (il cui intro ricorda parecchio l’attacco di “Baphomet’s throne” dei Samael!) o “Wrath of the baath”, che pare un incrocio tra il brutal ipertecnico, l’industrial e la musica rituale. La qualità media dei pezzi è molto alta, i riempitivi non esistono e il gruppo mette in mostra doti che in tanti invidieranno, difatti è chiaro che Robin Kok e soci sono dei maghi sia nel ricercare soluzioni sonore mai banali (ma neanche troppo cervellotiche…), sia per tutto ciò che riguarda l’approccio compositivo. I metallari più open-minded si esalteranno con Trivmvirate, certamente una delle release migliori dell’anno in ambito estremo, se non la più bella in assoluto…

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