Bring Me The Horizon: Suicide season

0
Condividi:

Ver Sacrum Ne hanno fatta di strada i Bring Me The Horizon: soltanto due anni fa i cinque di Sheffield erano uno dei tanti deathcore acts a spasso per il pianeta, oggi invece sono una delle band più importanti e lanciate della scena metal inglese. Il loro precedente album, Count your blessings, non aveva convinto granché a causa della poca originalità e dello scarso impatto dei brani inclusi, mentre Suicide season rappresenta una vera e propria sorpresa per chi, a conti fatti, non si aspettava poi molto dal gruppo. Evidentemente Oli Sykes e soci sono maturati tantissimo in questi due anni, acquisendo maggior sicurezza e fiducia nei loro mezzi, ma anche focalizzando bene gli obiettivi da raggiungere e la strada da percorrere. Ad aiutarli in tutto ciò è arrivato il super-producer Fredrik Nordström, uno che sa tirare fuori il meglio dalle formazioni con cui lavora, e che ha reso il sound di questo cd a dir poco micidiale e devastante. Brani come “Death breath”, “It was written in blood” o “Sleep with one eye open” sono di una pesantezza inaudita ma scorrono via che è un piacere tra riffoni corposi, cambi di tempo arzigogolati e vocals incazzose, a metà strada tra lo stile death e quello HC più ignorante e sfrontato. Davvero belle e vagamente inquietanti le linee melodiche, che aggiungono quel tocco in più alla maggior parte dei pezzi e che il “mago” Nordström ha dosato nella giusta maniera, tanto per non correre il rischio di far assomigliare troppo i BMTH alle altre band della scena. Un “discone” insomma, da avere assolutamente se avete già familiarità con le devianze più estreme del metal, e di conseguenza non vi spaventate di fronte a nulla. Concludo però con una curiosità: se non le avete mai viste date un’occhiata alle foto del cantante del gruppo: i tatuaggi che ha su braccia, mani e collo sono impressionanti almeno quanto la musica che fa!

Condividi:

Lascia un commento

*