Siva Six: Rise New Flesh (Flesh and will resurrected...)

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Ver Sacrum Oggetto: ristampa utile. L’esordio dei SS risale appena al 2005, qualcuno potrebbe dubitare dell’opportunità di questo ricupero. Forse a ragione, considerato che il mercato è già inflazionato da mille e più uscite assolutamente superflue, come certa peluria che cresce sulle umane pelli, ad onta di ogni reiterata velleità d’eliminazione. Rise new flesh si è però meritato il grado di cult-album, lanciando Z (all’epoca affiancato dal key-man Noid) nell’orbita frequentata dai grandi dell’EBM, scalzando dalle preferenze di molti più d’un nobile decaduto. Corretta quindi la riproposizione da parte di Decadance Records che, essendo una label intelligente ed oculata, ha ritenuto di sommare alla diecina di tracce originali un intiero disketto bonus. Quivi la manovra si fa più ampia ed esaustiva, comprendendo tutti e due i parti artistici dell’ellenico combo (adunque pure “Black will”). Gli input più significativi (almeno per chi ci ha messo le mani sopra) vengono de-strutturati, sezionati, riassemblati secondo l’estro dei partecipanti, con esiti assolutamente sorprendenti. Questa vera e propria parata di all-star dell’elettro più deviata e dirompente produce in fatti delle autentiche perle di violenza sonika, come è il caso del giapponese Blood con quella “Opponent” che già nella sua versione originaria era sufficientemente cattiva di suo. Victor Love personalizza “See the six” rendendola a tutti gli effetti una cover dei Dope Stars Inc., aggiungendovi senza risparmio tutte le componenti che caratterizzano il sound dei romani. La stessa viene elaborata pure da Soman e da quel genio di Ivan Munoz (Vigilante), “120 days (in slavery)” viene rieditata ancora più obscura e minacciosa da Niadoka, ed i suoi sette minuti d’angoscia paiono non finire più (ed alla fine vorreste riascoltarla ancora!). La pattuglia italiana è rinforzata da Kami Plastik – Latexxx Teens (“Now is dark” è molto teatrale nell’incipit, poi si fa cadenzatissima), da Marco Visconti/Marko Resurrecion – XP8 (la sparatissima “Streetcleaner”) e dagli Alien Vampires (“Pig”), ed i nostri connazionali la loro bella figura la fanno tutti. Per non far torto a niuno, cito pure quanti finora non ho nominato, non per dimenticanza o volontà: Noisuf-X con “Deep black will” (poteva mancare? E’ come il prezzemolo!), Dark Soho (“Fire walks with me”), Dyspraxia (“Mister”), Aes Dana (“Her eyes black”), Mono No Aware (“Her eyes black”), Diabolic Art (“Nexus 6”) e Despair (“Line in line down”). Settantacinque minuti di ottima musica, booklet completissimo, con testi tratti da Rise new flesh, fotografie, gli immancabili credits, etc. (da notare gli estratti dalle DAC e IAC, coi nostri nelle prime posizioni, merito loro indubbiamente, ma pure di chi ci ha creduto subito, investendo in fiducia, Alessio di Decadance in primis). Infine, rilevo a beneficio di chi legge un cambio nella formazione, essendo Herr Khaos subentrato alle tastiere.

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