dARI

0
Condividi:

Avete presente cosa succedeva, negli anni ottanta, a un gruppo come i Duran Duran? Le Bon e soci erano amatissimi dalle ragazzine ma bistrattati da tutti gli altri, assolutamente convinti che i cinque a) non sapessero suonare, b) facessero musica troppo commerciale, c) fossero un fenomeno mediatico-generazionale e null’altro. Adesso però la band inglese piace un po’ a tutti, compresi quelli che prima storcevano la bocca, e questo deve far riflettere sul fatto che, assai spesso, i/le teen-ager ci azzeccano perché non hanno pregiudizi di sorta, ma basano le loro scelte solo sull’istinto. Molte di loro ora vanno pazze per gli italianissimi dARI, e tutti quelli che la maggior età l’hanno compiuta farebbero bene a chiedersi se non sia il caso di dare un ascolto all’album di questa band (che propone un sound fortemente imparentato con punk, rock, pop ed elettronica), invece di considerarla solo un prodotto per adolescenti inquieti. Leggendo quello che Dari (scritto in questo modo il nome non identifica l’intera formazione ma il solo Dario Pirovano, cantante e chitarrista), Fab (Fabio Cuffari, basso), Cadio (Andrea Cadioli, tastiere) e Fasa (Daniel Fasano, batteria) ci hanno raccontato scoprirete cose del tutto inaspettate e interessanti, ma soprattutto inquadrerete un po’ meglio questi tre valdostani (più un vercellese) simpatici, arguti, educatissimi e con i piedi saldamente piantati in terra…

dARI © www.dariforce.com

Come sta andando il “Sottovuoto tour”, che in questi mesi vi sta portando in giro per l’Italia, e in che modo vivete l’esperienza live? Com’è il vostro rapporto con i fan?

(Dari): Quelli che stiamo facendo adesso non sono i nostri primi concerti in assoluto, però questo è il primo vero tour ufficiale, e sta andando molto bene. Riguardo ai fan, abbiamo un seguito composto principalmente da persone molto giovani ma ce ne sono pure di un po’ più grandi che vengono a vederci. Anche se dopo un’esibizione siamo stanchi cerchiamo sempre di passare parecchio tempo con loro, perché in realtà li consideriamo come parte integrante del nostro “progetto”: vengono ai live, cantano con noi e ci danno qualcosa, per cui siamo ben contenti di contraccambiare. In pratica i fan sono i nostri veri “datori di lavoro”, quelli da cui non vorremmo mai esser licenziati! Il concerto in sé è un’esperienza unica, è un divertimento ma è anche un bell’impegno perché di volta in volta cerchiamo di dare il massimo e di migliorarci: diciamo che per noi rappresenta una gavetta perché in realtà non ci si può mai considerare “arrivati”…

Ho letto e sentito dire cose molto positive a vostro riguardo, ma siete anche stati criticati ferocemente da più parti, e per vari motivi. Come avete reagito a tutto questo?

(Dari): Tutto sommato è un bene che sia così… Intanto è importantissimo che uno riesca a “piantare una bandiera”, poi comunque le critiche sia positive che negative ci servono per mantenere un equilibrio, per cui è giusto che ne arrivino. Inoltre ci vuole anche un po’ di autoironia: se la critica e costruttiva è senz’altro ben accetta, ma se è fatta tanto per fare allora viene presa un po’ sottogamba, come è normale che accada…

(Cadio): Pensa che in alcuni posti dove abbiamo suonato c’erano scritte tipo “dARI m***a”, ma è anche vero che a volte ai live sono venuti ragazzi che inizialmente ci criticavano, e poi conoscendoci meglio hanno cominciato ad apprezzarci…

Il tipo di produzione che caratterizza il vostro disco d’esordio, Sottovuoto generazionale, ricorda più quelle degli anni ottanta che le cose attuali. Vi piaceva l’idea che l’album facesse immediatamente pensare a quel tipo di suoni?

(Dari): Sì in effetti la nostra musica rimanda agli anni ottanta, ma non si è trattato di una scelta fatta a priori. Il progetto all’inizio è nato con soltanto la voce e le parti elettroniche, poi però il nostro produttore ci ha aiutati a sviluppare in un certo modo il sound, e ad accentuarne determinate caratteristiche.

(Fab): Le mie linee di basso sicuramente rimandano alla new wave e alla musica degli eighties, difatti io stesso (come gusti) sono molto più legato alle sonorità del passato che a quelle attuali.

Il linguaggio che usate nei vostri testi è davvero particolare: ci sono frasi ad effetto, abbreviazioni, nonsense e tutta una serie di trovate buffe e divertenti, ma non sempre i temi trattati sono “leggerini” o banali…

(Dari): Questa cosa del linguaggio buffo e divertente si lega soprattutto a “Wale (tanto wale)”, che tra l’altro è una canzone piuttosto vecchia che avevo scritto nel 2005. E’ un po’ come una filastrocca dove si gioca sulla musicalità e sui significati del termine “Wale”, con un contenuto sì un po’ superficiale ma che, tutto sommato, riguarda situazioni vissute da chiunque. Ho frequentato la scuola di Mogol (si riferisce al CET, la scuola per autori e musicisti fondata dal celebre paroliere… – ndr) e lì ho imparato molto riguardo alla musicalità delle parole: mi interessa parecchio lavorare sul suono di queste ultime e il fatto che alcuni testi siano un po’ nonsense è assolutamente una cosa voluta, perché ci piace l’idea di “distruggere” i significati della nostra lingua. Nel disco, comunque, ci sono anche brani che hanno un contenuto un po’ più profondo…

Volete raccontarci qualcosa riguardo le vostre influenze musicali? Vi definiscono electroglam, punk-glam, j-rock ecc. ecc., ma in realtà quali sono le band che preferite?

(Fab): Abbiamo tutti influenze diverse, per cui in questo caso ognuno parla per sé. Come dicevo in precedenza mi piace molto la musica degli anni ottanta e apprezzo gruppi come Cure, Depeche Mode e Joy Division. Tra l’altro il suono del basso è una componente piuttosto caratteristica del sound di quegli anni e mi ha sempre colpito parecchio, perché magari venendo via da un concerto mi rimaneva in mente un determinato giro…

(Fasa): Io ho avuto il mio periodo metallaro (mentre parla ha indosso una t-shirt raffigurante Jimmy Page! – ndr) e mi piacevano gruppi brutal-death come, ad esempio, i Suffocation. Adesso però apprezzo anche altre cose, vedi band come i The Killers, i Blink 182 (il loro batterista, a mio parere, è uno che ha trasformato i suoi difetti in uno stile…) o gli Afterhours.

(Cadio): Ascolto tanta elettronica, partendo dal synth-pop dei Depeche Mode per arrivare fino alle cose più moderne. Mi piace la new wave e apprezzo parecchio anche Jeffree Star, Faderhead o i Dope Stars Inc.

(Dari): Da piccolo ho cominciato ascoltando Michael Jackson, poi ho iniziato a suonare con un gruppo punk rock che faceva cover, poi ancora ho suonato in una band metalcore e mi sono appassionato a gruppi come Deftones e Korn. Attualmente apprezzo molto l’elettronica, vedi ad esempio le cose di Alberto Camerini o dei Metro Station. Riguardo agli italiani, trovo interessante ciò che scrive Tiziano Ferro e mi piacciono Fabri Fibra, i Verdena, i Prozac+ e i vecchi Marlene Kuntz.

Nonostante la vostra immagine sia particolare ed eccentrica si capisce subito che siete dei bravissimi ragazzi, assai gentili ed educati. Credete che i fan vi apprezzino anche per questo motivo?

(Fab): Sì, secondo me questa cosa ci ha aiutato a instaurare un buon rapporto con il pubblico: a volte quando vedi una band con un’immagine particolare non sai bene come reagire o che pensare, ma nel nostro caso accade che quando le persone ci incontrano si rendono conto di come siamo veramente. Tra l’altro io e Dari, lavorativamente parlando, veniamo dal sociale e siamo abituati a stare a contatto con la gente, per cui anche questo ci aiuta ad avere un bel rapporto con i fan.

Se qualche regista famoso dovesse girare un film che racconta la storia della vostra band, chi vorreste che lo realizzasse?

(Fab): Per quanto mi riguarda Tim Burton.

(Cadio): L’importante è che non sia Muccino… No beh, vorrei George Lucas.

(Fasa): Io voglio Shyamalan!!

(Dari): Io invece Steven Spielberg…

dARI © www.dariforce.com

dARI © www.dariforce.com

C’è qualche legame tra voi e la scena visual kei?

(Fab): Ci piacerebbe molto andare a suonare in Giappone, ma di veri legami con quella scena non ce ne sono. La gente a volte ci ha etichettati così solo perché abbiamo i capelli in un certo modo e vestiamo in maniera particolare, ma le cose che ci hanno influenzato, come già dicevamo prima, sono altre. Pensa che, solo per questioni di look, siamo stati paragonati pure ai Tokio Hotel!
(Cadio): Probabilmente questa cosa è venuta fuori anche perché abbiamo fatto un video (si riferisce a quello di “Wale (tanto wale)” – ndr) molto colorato, che aveva un forte impatto visivo, ma personalmente so poco della scena visual kei e l’unico gruppo che mi piace sono gli Aural Vampire, che fanno una specie di electro-goth.

Con quali artisti, italiani o stranieri, vi piacerebbe collaborare?

(Dari): Sicuramente con un “personaggione” come Alberto Camerini, con cui tra l’altro abbiamo già suonato durante la trasmissione televisiva “Scalo 76”.

(Cadio): A me piacerebbe collaborare con L’Aura, che è molto brava e che considero un po’ come “la prossima Elisa”, e poi con Caparezza.

(Dari): Tra gli stranieri direi i Depeche Mode, tanto per fare un nome “piccolo”…

Quali sono i vostri interessi, al di là della musica?

(Fasa): Io ho l’hobby di costruirmi gli strumenti da solo, difatti la batteria con cui suonerò stasera l’ho realizzata usando dei fusti di plexiglas che ho preso a Brescia.

(Dari): La sua batteria è davvero una figata! Per quanto mi riguarda, invece, ho l’hobby di andare a correre in mezzo ai boschi, e poi leggo…

(Fab): Anche a me piace leggere, e soprattutto mi piace disegnare. Purtroppo non ho molto tempo per dedicarmi a questo e sono anche un po’ “arrugginito”, ma quando posso lo faccio. Apprezzo un casino Sergio Toppi, un fumettista che utilizza molto le chine e ha dei tratti superstrani: quando andiamo in giro nelle varie città cerco sempre qualcosa di suo, ma si tratta di materiale praticamente introvabile… Sono poi un grande appassionato di fumetti americani e in particolare colleziono quelli di Batman, invece per ciò che riguarda la pittura mi piace molto l’impressionismo e apprezzo artisti come Manet, Monet, Gauguin e Van Gogh. Pensa che in passato mi è anche capitato di fare una supplenza di educazione artistica/storia dell’arte alle scuole medie, e il bello è che arrivai proprio nel periodo in cui stavano studiando quella corrente pittorica. Se non avessi avuto l’impegno della musica mi sarebbe piaciuto provare a diventare un illustratore, difatti all’istituto d’arte feci uno stage presso un parco naturale e realizzai un libro sugli uccelli, ma quella è stata la mia unica esperienza nel settore.

(Cadio): Ora come ora il mio hobby è studiare architettura all’università…

Qual è la cosa più assurda fatta per voi da un/una fan?

(Fab): Lanciare reggiseni e tanga sul palco, che poi io raccolgo e conservo nella custodia del basso!

(Dari): Da quando, durante un programma di una radio romana, abbiamo detto che Fabio è un feticista della biancheria intima, la gente ha iniziato a lanciarcela sul palco, per cui stiamo facendo una vera e propria collezione!

(Fab): Ne ho già cinque, uno anche “da mamma”…

(Dari): Alcune ragazze hanno scoperto l’indirizzo di casa mia, e mi hanno mandato dei bigliettini che dicevano “Sappiamo dove abiti, ma non lo diremo a nessuno…”, oppure altre fermano mia madre o mi lasciano cose appiccicate alla porta di casa.

(Fab): Un’altra cosa un po’ assurda è che alcune persone vengono a vederci in posti lontanissimi da dove abitano, del tipo che magari suoniamo a Trento e loro vengono in aereo da Bari! Comunque quanto abbiamo detto finora è il massimo delle “cose trasgressive” che ci sono accadute…

Volete dirci qualcosa riguardo ai vostri progetti futuri?

(Dari): Sicuramente abbiamo intenzione di fare altre date, continuare la promozione e acquistare sempre più credibilità grazie ai live, poi uscirà il terzo singolo e ancora più in là inizieremo a pensare al disco nuovo. L’album d’esordio contiene materiale composto dal 2004 in poi e quindi rappresenta solo la prima fase del nostro percorso musicale, ma il secondo sarà una bella scommessa perché ci rappresenterà per quello che siamo attualmente…

dARI © www.dariforce.com

Speciale dARI:
Intervista
TagsdARI
Condividi:

Lascia un commento

*