Lux Interna: A lantern carried in blood and skin

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Ver Sacrum Quello dei Lux Interna è un nome che, non so neppure io perché, ho sempre approcciato con una certa superficialità; possiedo da lungo tempo Absence and Plenum ma, a dire il vero, l’ho ascoltato veramente poco ed è sempre rimasto in un angoletto nascosto del mio personale dimenticatoio. È stato necessario l’intervento dell’etichetta di Sam Rosenthal per risvegliare in me la curiosità e spingermi a riascoltare nuovamente questo quintetto che, indubbiamente, avevo sottovalutato. Per chi non li dovesse conoscere, i Lux Interna vanno posizionati all’interno del filone neofolk che potremmo definire “poco neo e molto folk”: la loro proposta musicale è infatti fortemente spinta verso la strumentazione acustica e porta con sé un vago retrogusto rurale, arricchito di una vena malinconica grazie al violoncello e ammorbidito dall’uso del violino. Risulta dunque chiaro che, date le premesse, non ci si possano attendere grande innovazione e sonorità sorprendenti, ma rimane il fatto che i nostri sono in grado di creare melodie convincenti e capaci di coinvolgere e affascinare, che è in fondo quanto è lecito aspettarsi da loro. Belle entrambe le voci, calda e baritonale quella di Joshua L. I. Gentzke, morbida e suadente quella della sua consorte Kathryn, accompagnate da un ensemble senza dubbio all’altezza della situazione. Questa collezione di brani tratti dai primi tre album si pone lo scopo di far conoscere i Lux Interna negli Stati Uniti, dove la Projekt ha sicuramente una presa maggiore rispetto alla Eis&Licht (etichetta europea a cui si appoggiano) ma ha avuto il merito di spingermi a riascoltare un gruppo che avevo sottovalutato.

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