And One: Bodypop 1 1/2

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Ver Sacrum Decisamente stravolto rispetto al “concept” originale (doveva essere un mcd con cover di vari gruppi, tra cui Depeche Mode e Front 242, che qui non sono invece presenti) e con enorme ritardo rispetto ai tempi annunciati, esce Bodypop 1 1/2, nuovo album degli And One. Ma è esatto definirlo “nuovo album”? A mio avviso no. Il disco infatti consta di soli tre brani nuovi, due nuove versioni di “So klingt liebe” e “Love you to the end” (originariamente apparse su Bodypop) e nove versioni “live” di celeberrimi “hits” degli anni’80, da “It’s a sin” a “Big in Japan”, da “Smalltown Boy” a “Blue Monday”, ecc… Andano per ordine, il disco si apre con “Love is a drug abuser”, decisamente il miglior brano del disco, le cui sonorità rimandano all’elettro-wave di Gary Numan e dei suoi Tubeway Army; piuttosto insipida “Paddy is my dj”, edita anche in versione 7″ super-limitata per i collezionisti della band tedesca, mentre il terzo inedito è la strumentale “Und wenn”. Discrete ma fondamentalmente inutili le nuove versioni di “So klingt liebe” e “Love you to the end”, eccoci quindi all’ampia sezione “live”: vengono passati in rassegna brani famosissimi (ai sopracitati vanno aggiunti “Sometimes”, “The sun always shine on TV”, “The great commandment”, “True Faith” e la conclusiva “Only you”) che faranno la gioia dei meno giovani e degli appassionati degli anni ’80. Dall’ascolto di questi pezzi filtra tutto l’entusiasmo e la gioia che pervade un concerto degli And One e poco importa se la voce di Steve Naghavi dal vivo non è (talvolta) all’altezza dei lavori in studio. Bodypop 1 1/2 va alla fine preso come un episodio divertente e godibile, ma non certo un tassello fondamentale nella discografia degli And One.

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