At The Funeral Of My Violet Rabbit

0
Condividi:

Terzo disco. Non è poco per una realtà distante dalla massificazione, eppur proprio per questo resistente ad ogni usura. “Scrutando tra ruggini post-industriali” è solo l’ultimo capitolo della saga, e dimostra quanto Christian, il suo creatore, abbia ben chiaro il suo obbiettivo. Ambient oscura, appiccicosa come la pece, minacciosa. Perché reale, riferendosi al quotidiano, al vissuto, a quello che potrà essere… Tra quanto? Aderendo al più puro spirito DIY, il progetto ATFOMVR rappresenta una novità da tenere in considerazione. A questo punto, cediamo alla curiosità, certi che andremo a scoprire particolari sorprendenti che questa iniziativa cela.

Ipsilon - Violet Rabbit ©At The Funeral Of My Violet Rabbit @ MySpace

“Scrutando tra ruggini post-industriali” è il tuo terzo disco. Un percorso principiato nel 2005 con “La rivolta dei tulipani”, seguito l’anno dopo con “Al funerale del mio coniglio viola”, che segna un graduale affinamento della tua tecnica espressiva. Come ti confronti coi tuoi lavori del passato?

(Christian): “La Rivolta Dei Tulipani” è senza dubbio un disco immaturo, ma ci sono molto affezionato. Mi piacerebbe avere la possibilità di ri-registrarlo perché quella volta non avevo ancora a disposizione gli strumenti che adopero oggi per creare un album. “Al Funerale Del Mio Coniglio Viola” è un bel disco, molto diverso dal precedente, soprattutto nelle atmosfere. Se il primo lavoro simboleggia una sorta di infanzia diciamo che il secondo è l’adolescenza.

Catalogare la tua opera come dark/ambient mi pare per lo meno affrettato. Sicuramente il tuo impegno è ben più ampio, abbracciando temi espressivi diversi: quali sono le tue fonti di ispirazione, c’è un artista, od un insieme, al quale di senti maggiormente legato?

(Christian): Credo anche io che la mia proposta musicale non possa essere semplicemente etichettata come dark ambient. Non mi piace cercare di intrappolare la mia musica in un determinato genere, in una scena ben definita, ma piuttosto voglio creare qualcosa che rifletta le mie sensazioni interiori in maniera personale, perché l’originalità è impossibile. Non mi sento particolarmente legato a nessun artista, certo è che sono stato ispirato da tanti generi musicali anche molto diversi l’uno dall’altro.

Quali strumenti suoni, hai compiuto degli studi o sei auto-didatta?

(Christian): Suono il basso e la chitarra. Sono totalmente autodidatta sia per quanto riguarda gli strumenti che per quanto riguarda la realizzazione tecnica di un album, registrazione, mixaggio e quant’altro. Trovo più stimolante scoprire le cose da solo.

Sicuramente un tratto distintivo dei tuoi lavori è costituito dalla raffinata grafica che li accompagna, merito di Aaron Nagy, artista ungherese che nelle sue visioni pare aderire perfettamente al concetto sottostante ai temi sonori da te esposti. Come siete entrati in contatto?

(Christian): Ho visto i suoi lavori sulla sua pagina di DeviantArt e mi sono piaciuti. Gli ho scritto e dopo qualche mese è nato l’artwork per “La Rivolta Dei Tulipani”. Successivamente ho voluto continuare la collaborazione con questo straordinario pittore ungherese in quanto sono rimasto molto soddisfatto del suo lavoro. Spero che la nostra collaborazione possa proseguire fino a che il mio progetto avrà vita.

Altra presenza importante, Michela Scagnetti, già presente su “Al funerale…”, che con la sua “Cinque milioni per millimetro cubo” ha fornito le liriche di “Voice of Hibakusha”, episodio finale del disco, a proposito del quale mi piacerebbe che tu spendessi alcune considerazioni a beneficio dei nostri lettori.

(Christian): “Voice of Hibakusha” simboleggia proprio la fine in senso stretto. Dopo c’è soltanto la solitudine seguita dalla morte. Sono stato ispirato dalla tremenda storia degli abitanti di Hiroshima e dal discorso di Truman. Oltre a questo anche un film di animazione giapponese del 1986, “Quando Soffia il Vento”, mi ha messo nello stato d’animo appropriato che cercavo per comporre quella canzone. Credo che ogni persona debba trarre le proprie conclusioni e dare un proprio giudizio su quella musica unita a quel preciso testo. Non mi piace svelarmi totalmente altrimenti l’invito a far riflettere sarebbe in parte mancato.

Tutti i singoli pezzi di “Scrutando…” sono legati tra di loro dal senso generale di minaccia, d’attesa di un evento disastroso che li sovrasta. E’ la fine della civiltà industriale, e con essa dell’umanità, quella che preconizzi?

(Christian): La fine della civiltà industriale spero non coinciderà con la fine dell’umanità. Il mio sogno è di un ritorno alle origini, una specie di reset totale, ma senza dimenticare gli errori commessi. Ma i sogni spesso si infrangono o non si realizzano, quindi è inevitabile che, con il mio carattere, non mi sia almeno in parte preparato alla fine. Comunque mi dispiacerebbe morire a breve, ho ancora tante cose da fare e poco tempo per farle, e non parlo negli anni a venire, mi limito a pensare al quotidiano.

Corpi carbonizzati, soli neri che si levano in un cielo morto, cenere che ricopre le strade. E quella “1983” che potrebbe essere trasportata indietro al 1938, con la catastrofe incombente.

(Christian): “1983” è semplicemente l’anno della mia nascita, cioè dove At The Funeral Of My Violet Rabbit è iniziato. Nessun riferimento storico con la Seconda Guerra Mondiale, a parte per il discorso di Adolf Hitler che però deve essere inteso come un monito alla libertà negata e alla discriminazione, due concetti che aborro profondamente.

“L’esodo dei corpi senza nome pt. 1” preannunzia un secondo episodio, è una anticipazione di quanto ci proporrai in una tua prossima produzione?

(Christian): Ho registrato anche la parte due e la tengo da parte per un’eventuale compilation, sempre che qualcuno mi chieda di farne parte.

Morgan - Inspired by Joseph Merrick ©At The Funeral Of My Violet Rabbit @ MySpace

Altri titoli che mi hanno incuriosito, “Cheyne Stoke breathing” e “Life and death of Ludwig Kristiansen”. Con “Blind monkey in a cage” costituiscono una parte centrale ben amalgamata, cupissima e priva di speranza, quasi una summa dell’intiero lavoro.

(Christian): Un ulteriore aspetto che mi piace curare nelle mie produzioni è la scelta dellatracklist. Cerco di creare una sorta di percorso emozionale ed effettivamente la parte centrale è abbastanza cupa. Voglio che la successione delle canzoni abbia un senso, in modo da guidare l’ascoltatore verso certe sensazioni nel modo più naturale possibile. Il fine ultimo è certamente la morte, di qualunque tipo la si voglia intendere.

Quanto tempo ti è occorso per giungere al prodotto finale?

(Christian): Un anno e mezzo direi, ma è una quantificazione inesatta in quanto certe canzoni le ho scritte anni fa e arrangiate nuovamente per “Scrutando Tra Ruggini Post-Industriali”. Comunque sono sempre al lavoro, non mi fermo mai tra un album e l’altro.

La confezione è curatissima ed assai particolare, racchiudere in una busta grigia dischetto e libriccino (in cartoncino illustrato) è sicuramente originale e sintomo di una precisa volontà di esulare dal trito. Quale importanza attribuisci alla forma?

(Christian): Alla forma, intesa in questo caso specifico al packaging, attribuisco la stessa importanza della musica. Sono abbastanza maniacale per i dettagli e tutto deve essere esattamente come io lo immagino. Il modo in cui un’opera musicale si presenta è essenziale secondo il mio punto di vista: non può essere fatta a caso, ma deve essere studiata attentamente per preparare l’ascoltatore al tipo di emozioni che potrà trovare all’interno dell’album.

Inevitabile riferirsi alla tua città, a quella Trieste perennemente in bilico tra un presente dimesso ed un passato glorioso, ostentato. Ma dal futuro quanto mai indefinito ed incerto. Cosa ti piace, ed al contrario cosa detesti della tua città? Che ruolo giuoca il lento declino, forse inarrestabile, di quello che fu un importante centro di scambio, di incontri tra culture e civiltà diverse, quanto v’è di Trieste in At The Funeral Of My Violet Rabbit?

(Christian): Di Trieste nel mio progetto c’è tanto e mi dispiace vedere che la mia città non valorizza i suoi artisti offrendo magari degli spazi di promozione adeguati e, se non gratuiti, a prezzi accessibili, almeno sul territorio cittadino. Della mia città detesto le nuove generazioni, arroganti e prive di valori. Sono poi assolutamente contrario a come è stato fatto il recupero urbanistico del ghetto e della parte vecchia della città. Quando posso mi piace ancora camminare per certi vicoli e scoprire preziose e dimenticate reliquie in qualche negozio di cianfrusaglie, bere un punch caldo in inverno con la persona che amo e in generale farmi cullare dal sentore stantio di vecchio, dimenticato e noioso di cui sono un fiero sostenitore. Già, probabilmente Trieste non ha futuro, ma una delle cose che più adoro fare è quella di scaldarmi alla fiamma della nostalgia, abbracciare i ricordi perduti. Probabilmente questi sono anche un paio di motivi del perché non esco mai e non ho amici, ma se la gente non condivide le mie idee e mi critica non m’importa, che vadano alla malora.

Una curiosità, chi è e cosa è accaduto al coniglio viola (considerato che ne celebriamo il funerale…)? E dove sta andando, a capo chino, lasciandosi alle spalle un paesaggio di rovina, come riportato sulla copertina del tuo ultimo albo?

(Christian): Il coniglio viola è sbiadito in questi anni turbolenti. Al suo funerale ci vanno poche persone, ma a lui non importa perché è contento di essere morto da solo e tanto basta. Non lo so nemmeno io dove stia andando, so solo che in qualunque posto vada io lo seguirò fino alla fine.

At The Funeral Of My Violet Rabbit ©At The Funeral Of My Violet Rabbit @ MySpace

Links:

At The Funeral Of My Violet Rabbit @ MySpace

At The Funeral Of My Violet Rabbit: sito ufficiale

Condividi:

Lascia un commento

*