Combichrist

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XP8 a Prato, Foto di Grendel

L’ultima calata in terra toscana di Andy LaPlegua e compari (avvenuta un paio d’anni fa in quel di Colle Val d’Elsa…) non aveva richiamato un grosso pubblico, ma evidentemente la facile raggiungibilità del Siddharta ha fatto sì che in moltissimi decidessero di partecipare al concerto svoltosi il 4 aprile, per cui già prima dell’inizio della performance dei supporter XP8 il locale pratese era parecchio affollato. Al solito in giro si è visto un po’ di tutto, dalle simil-cosplayers multi-colori e zatteronate ai plastigoticoatti passando pure per qualche glamster “de noantri” e per gli immancabili metallari, segno che ormai la popolarità della band si sta estendendo a varie tipologie di ascoltatori e non ha più a che vedere con il solo “giro” electro. Peccato però che i presenti non siano stati poi tanto calorosi, a conferma della regola secondo la quale a certi eventi si partecipa più per questioni di puro esibizionismo che per un’effettiva passione musicale. Non c’è niente di male a fare la gara dell’”Io mi concio più di te”, ma se a ciò si abbinasse anche un’attitudine un po’ più easy sarebbe molto meglio.

Non a caso l’esibizione degli ormai veterani XP8, uno degli electro-acts più conosciuti del nostro paese, ha smosso ben poco il pubblico, che non si è esaltato più di tanto e non ha restituito l’energia che il duo ha tentato in tutti i modi di trasmettere. Le urla di incitamento del sempre più grintoso Azrael non sono servite granché, e neanche la fisicata in bella mostra di Marko (probabilmente uno dei cantanti di aspetto più gradevole che l’assai avara scena ci regala…) sembra aver fatto presa sulle numerose cyber-girls (o su qualche cyber-boy…), per cui c’è da domandarsi che cavolo si deve inventare un gruppo per riuscire a scuotere un po’ gli animi. Ad ogni modo, credo che questa fosse la quinta occasione in cui vedevo in azione i romani e devo dire che ogni volta ho potuto notare dei graduali miglioramenti sia per ciò che concerne la presenza scenica che l’originalità della proposta musicale, pian piano “irrobustitasi” e fattasi più convincente. Belle, ad esempio, le versioni di “The Art Of Revenge” e “Seed”, eseguite in finale di concerto, e buono il modo in cui i due si sono posti nei confronti delle persone, evitando del tutto le facili smargiassate o i tipici atteggiamenti “provincial-confidenziali” di chi sa di suonare di fronte a tanti amici e conoscenti.

Riguardo ai Combichrist, invece, la cosa che più colpisce è l’incredibile popolarità che hanno raggiunto in questi ultimi anni: da semplice side-project il gruppo di Andy LaPlegua si è trasformato in uno dei nomi più importanti dell’intera scena, e nonostante in molti rimpiangano i tempi in cui la main-band del vocalist norvegese erano gli Icon Of Coil, sono altrettanti e forse di più quelli che ne stanno apprezzando l’attuale orientamento musicale. Che la TBM/aggrotech cui la formazione è dedita sia greve e ignorante ma dannatamente efficace è un dato di fatto, così come è chiaro che i nostri sanno di poter contare su un impatto scenico molto forte e hanno quella sicurezza tipica di chi sa come tenere in pugno i propri fan. Il taurino (qualche anno fa era ben più smilzo…) e minaccioso Andy ci ha fatto venire il mal di testa a forza di andare su e giù per il palco, ma alle sue spalle il tastierista Z_Marr e i due percussionisti Joe Letz e Trevor Friedrich (ex Amen e Genitorturers il primo, mentre il secondo ha militato negli ormai disciolti emo-rockers californiani Eighteen Visions e attualmente suona anche con gli Imperative Reaction…) non sono stati da meno, facendo quel che si suol dire un discreto casino dall’inizio alla fine dello show.

In realtà la parte iniziale del concerto è stata un po’ rocambolesca, visto che dopo due/tre minuti è saltato tutto e la band ha dovuto persino abbandonare il palco per permettere ai tecnici di risolvere il problema, ma non appena i quattro sono entrati in palla e hanno cominciato a bombardare l’audience con le loro a dir poco “prepotenti” hits è parso che il pavimento dovesse spaccarsi in due… Giusto per dirne qualcuna, l’iper-tatuato e indiavolato Trevor è salito parecchie volte in piedi sul suo strumento mentre il buon Joe ha ripetutamente tentato di distruggere la batteria, mandandola del tutto all’aria a fine esibizione. Questo per ciò che riguarda i Combichrist, mentre il pubblico si è fin troppo controllato infiammandosi soltanto quando sono stati proposti i pezzi più conosciuti (ovvero quelli passati dai dj durante le serate danzanti…), vedi ad esempio i vari “Get your body beat”, “All pain is gone”, “I want your blood”, “Electrohead” o “What the f**k is wrong with you?”.

Nel complesso non si può certo parlare di una serata mal riuscita, anzi direi che in Italia è raro assistere a un concerto dell’ambito electro che riesca a rendere stracolmo un locale attirando gente da ogni dove, come è successo in quest’occasione, ma basta andarsi a vedere un qualsiasi gruppo rock o metal per rendersi conto di cosa sia una performance vissuta intensamente, e non solo dalla formazione che sta sul palco! Riguardo alla resa dal vivo della band, c’è da dire che stavolta le cose hanno funzionato meglio di due anni fa, quando avevo avuto l’impressione che ci fosse poca coordinazione tra le parti percussive e la componente elettronica dei brani: l’accoppiata Letz/Friedrich funziona piuttosto bene e unita all’attitudine da “bufalo inferocito” di LaPlegua rende i live dei Combichrist incisivi e super-energici, oltre che assai divertenti. Peccato solo che quello di Prato sia stato un po’ troppo breve, ma come mi ha riferito lo stesso Z_Marr il gruppo è praticamente sempre in tour, e di certo in futuro ci saranno tante altre occasioni per rivederlo in azione.

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Combichrist a Prato, Foto di Grendel

Links:

Combichrist: sito ufficiale

Combichrist @ MySpace

XP8: sito ufficiale

XP8 @ MySpace

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