Leaether Strip: Aengelmaker

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Ver Sacrum Poteva il nuovo anno non portaci un altro album di Leaether Strip? Ovviamente no, vista l’iper-produttività che sta contraddistinguendo la seconda fase della vita artistica di Claus Larsen. Aengelmaker è ispirato alla vicenda di Dagmar Overbye, caso di serial-killer femminile che tra il 1913 ed il 1925 uccise almeno 25 bambini in Danimarca. Nel corso del processo emerse un passato fatto di abusi subiti nell’infanzia dalla Overbye e questo dà spunto a Claus Larsen per trattare lo spinoso argomento in un concept-album dai tratti particolarmente oscuri. Le 22 tracce equamente suddivise nei due cd che costituiscono l’album (il terzo dischetto, denominato Yes, I’m limited IV, è disponibile solo nella “limited edition”), ci offrono forse il miglior album realizzato da Claus in questi anni; il sound rispecchia il tipico trade-mark del musicista danese, ovvero il suo consueto elettro-industrial capace di passare da brani piu’ aggressivi ad altri maggiormente melodici, ma rispetto ai piu’ recenti lavori il tutto risulta piu’ convincente ed i pezzi piu’ ispirati. Da notare che in entrambi i cd Leaether Strip va a coverizzare i Depeche Mode: sul primo cd troviamo infatti una sua interpretazione di “Black celebration”, mentre sul cd2 viene coverizzata “Blasphemous rumours”: i risultati sono però piuttosto modesti, per due dei momenti piu’ deboli dell’album. La voglia di cover prosegue nel terzo dischetto, che si apre infatti con il remake di “Don’t you want me” degli Human League, a cui collabora anche Unter Null: risultato non trascendentale, ma migliore delle due cover dei Depeche Mode. Questo terzo cd propone diverso materiale interessante, a partire da “Overkill” ed “Aeuropa” eseguite con Supreme Court; questi due pezzi sono presenti anche nel nuovo album del progetto di Kay Hartel (si veda la recensione di Keep Calm + Carry on), ma in versioni diverse; troviamo quindi altri remix e rarità per un terzo dischetto che giustifica l’acquisto della “limited edition”. Senza far gridare al miracolo Aengelmaker si rivela un buon album, per uno dei pochissimi nomi da salvare nel roster dell’Alfa Matrix.

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