Maya Mountains: Hash and Pornography

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Ver Sacrum I MM sublimano il concetto di power-trio: Alessandro (bass and vocals), Emanuel (guitars) e Marco (drums) riescono, pur nella voluta ristrettezza della line-up, a fare un bel baccano, distendendo la primitiva potenza del rock che solo la formazione triangolare (a detta dei puristi) può esprimere. Hash and pornography non è solo stoner, ma nelle dieci fumiganti tracce che a malapena trattiene distilla un concentrato micidiale di psichedelica selvaggia, doom sabbathiano, nichilismo heavy/punk, sporcizia e cattiveria. A tratti emergono dal passato remoto relitti sonori rimembranti gli Hawkwind, altre volte è King Buzzo a dirigere le danze, quando il chiasso incontrollato ed incontrollabile dei Melvins prende il sopravvento. Ma non mancano riferimenti ai Jane’s Addiction (la voce, quella maledetta, bellissima voce!), al grunge malato di Alice In Chains, il tutto tritato, mescolato, impastato a dovere. In pochi minuti le granitiche songs di Hash and pornography vi stordiranno, spingendovi e strattonandovi fino ai sedici minuti scarsi della finale “’74”. Un titolo che è un programma, forse oltre a quella data, come riferimenti, come coordinate sonore, i Maya Mountains non vogliono proprio spingersi. Bel disco, schietto e genuino, e se decisamente retrò… chissenefrega!

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