Morrissey: Years of Refusal

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Ver Sacrum A distanza di oltre tre anni dal precedente Ringleader of the tormentors torna lo zio Stephen con una collezione di dodici pezzi brevi e incisivi. Dopo le languide atmosfere del CD predecessore Morrissey ha ripreso il suono elettrico e sporco di You are the quarry per arrangiare la maggioranza dei dodici brani della collezione anche se, come da copione, non mancano delle ballatone, una delle quali (“You Were Good In Your Time”) proprio melensa melensa come solo Morrissey le sa fare. Le canzoni ascoltate singolarmente non sono affatto male, anzi sono divertenti e graffianti al punto giusto: ti catturano subito con dei giri di chitarra malandrini (su tutti l’arpeggio di “I’m Throwing My Arms Around Paris”) o dei ritornelli che non ti si levano più dalla testa. Il problema però è nell’insieme perché l’album suona carino ma anche un po’ debole, vuoi perché c’è poca varietà di suoni o perché il pezzo carino non riesce mai a fare il salto e diventare capolavoro. Dopo ascolti ripetuti di Years of Refusal ancora non sono riuscito a farmi un’idea precisa dell’album: da un lato è innegabile che Morrissey abbia ancora delle cose da dire e sappia farlo dignitosamente ma non riesco a non pensare che qui il nostro abbia tirato fuori più il “mestiere” che l'”ispirazione”. Dal vivo comunque i brani del CD promettono faville: speriamo che almeno in sede live il nostro non abbia perso un’oncia del suo storico carisma. P.S.: ma tutto quel pelo che spunta dal petto di Morrissey nella copertina del CD dov’era all’epoca degli Smiths, quando il nostro si agitava con camicia sbottonata, e glabro come un pupo, sui palchi della Gran Bretagna?

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