Neon Synthesis: Alchemy of rebirth

0
Condividi:

Ver Sacrum Non lasciatevi ingannare da semplici indizi quali il look dei musicisti, la produzione di Victor Love (nel suo Subsound Studio) o dall’opener dopestariana “Nihil”, Alchemy of rebirth è un diamante dalle mille facce, le quali si riveleranno a voi man mano che la scaletta dei brani scorrerà nel lettore. Già Visions from above rivela una (sana) attitudine per l’elettro più tirata, doppiata dalla più cattiva “Betrayal” (che vedrei bene imparentata con le ultime creazioni targate Zeromancer), il tutto dominato da ritmiche sostenutissime (pulsa il basso di Alison) e tendenti al danzereccio, e dal gran lavoro di chitarre (Mike Kadmon) e tastiere (Fede). In mezzo a tanta varietà la voce di Johnny Thyper (dal look inquietante nel suo gothicissimo glamour) non perde una battuta, trovandosi a proprio agio anche in un episodio più ragionato quale il lento “Like ashes on a waste land” (non è una ballata, si badi, la dose di controllata malvagità spicca tra le note!). Con “Solitude+Fear” si scivola veloci sui binari del goth, ed il flavour tenebroso emanato dal pezzo (ed il vocione sfoggiato da Johnny) mi inducono a citarlo fra i miei favoriti (di questa musica non potrei proprio farne a meno). Ma il suo fascino è irresistibile, specie per certe scorie wave che insistono nel suo tessuto! “Artificial Paradise” torna su tematiche sonore affini a quelle che caratterizzavano la già citata “Betrayal”, pur possedendo una anima propria che la distingue nettamente dalla sua sorella, Alchemy of rebirth è proprio uno di quei (rari) lavori che si fanno apprezzare nella loro totalità, anche in virtù del loro spiccato assortimento. “The sweetest nightmare” è canzone pronta per il dance-floor, “Through the looking glass”, “VII” e “Catharsis” (questa sì lenta e permeata da fosca disillusione) nulla tolgono e nulla aggiungono a quanto già esposto. Ah, dimenticavo, i Neon Synthesis sono italianissimi, un punto in più per loro, giusto?

Condividi:

Lascia un commento

*