Luigi Rubino: A theme for the moon

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Ver Sacrum La attivissima Prikos pubblica (quasi) contemporaneamente quattro albi, celebrando la stagione del risveglio. Unicum del progetto, la Rosa dei Venti, la quale offre a questa bella ed originale iniziativa il motivo principale, collegando l’una all’altra le singole uscite. Artesia, Aythis e Corde Oblique soffiano da nord, da sud e da ovest, è A theme for the moon di Luigi Rubino (accompagnato da un affiatato ensamble di virtuosi) a rappresentare la dolce brezza del crepuscolo, la mia preferita, da oriente giungendo carica di melancolia sottile, predisponendoci al ristoro, del corpo e dell’anima, al sonno colla sua carezza fresca. Non manca la esaustiva e decorata info-sheet di sottolineare lo spirito di questa ottimo proponimento, riservando ad ogni uno dei dischi una dettagliata ispiegazione. Sono felice, e lo meritano entrambe, che ben due artisti italiani siano presenti, altrove colla loro significativa militanza in esperienze contigue, quali Ashram, Trees, Corde Oblique appunto, Argine, quivi soli, segno che questi due Maestri un segno profondo lo stanno lasciando nell’ambito di certa discografia internazionale, sicuramente di nicchia, come siamo ben consapevoli, ma non per questo marginale, tutt’altro! La qualità dell’uscita è ovviamente elevatissima, dalla confezione in digipack d’un bel pastello, alla produzione risaltante ogni singola nota di queste magnifiche arie. E non potrebbe altrimenti essere, “Les Larmes d’Automne”, “Nostalgie” e “Voice in the Eyes”, la citazione pasoliniana di “He is her” (ma questi sono solo alcuni fotogrammi, ciottoli raccolti sul sentiero che stiamo percorrendo) possiedono il fascino di vecchie pellicole abbandonate, ritrovate dall’amatore e dalle sue perite mani restaurate, riportate a nuova vita. Temi d’abbandono dolente, di vespri, di paesaggi immoti. Ballerine graziose scivolano in punta di piedi su palchi deserti, offrendo lo spettacolo dell’arte e della bravura alla polve ed al silenzio, acque smeraldine partiscono prati ubertosi, ove occhieggiano maliziosi mille fiorellini dagli steli delicatamente pizzicati dall’aere leggiero. A theme for the moon travalica il senso che attribuiamo alle aride coordinate del tempo e del genere, andando a cristallizzarsi nell’infinito istesso della sua grandezza. Opera sublime come il canto che si leva al cielo in “”Glace of dust”, che pare voler raggiungere l’Olimpo recando colà il suo dono più pretioso, l’Arte.

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