Chandeen: Teenage poetry

185
0
Condividi:

Ver Sacrum Chandeen è un nome che non può non riportare alla mia mente ricordi lontani: erano i primi anni novanta quando la Hyperium, raccogliendo l’eredità della 4AD, iniziò a pubblicare le famose compilation che si intitolavano “Heavenly voices”, titolo che divenne poi utilizzato come definizione di uno stile musicale; all’interno di queste raccolte si potevano trovare i nomi di molti dei gruppi che hanno poi costituito la spina dorsale di questo genere musicale (nomi come Stoa, Ordo Equitum Solis, Black Tape for a Blue Girl, Collection D’Arnell Andrea) e, sul lato più morbido e orecchiabile, c’era il nome Chandeen: probabilmente la loro musica può essere considerata la perfetta incarnazione del genere dream pop (più ancora di quanto non lo sia stata quella dei Cocteau Twins, troppo complessi e sofisticati per poterli definire realmente “pop”). Il suono è morbido, soffuso, mai sopra le righe, desta sensazioni vellutate e confortevoli; le voci che, nel tempo, si sono alternate non erano mai caratterizzate da vertici di particolare qualità ma calde e avvolgenti e il senso di malinconia che pervade la musica non sfocia mai nell’angoscia. Questo è ciò che ricordo di questo progetto tedesco di cui, devo ammettere, avevo da tempo perso le tracce; oggi la cantante è cambiata e il gruppo ha attraversato periodi non semplici con vari cambi di formazione ma quello che ritrovo nella loro musica è sempre molto vicino a ciò che ricordavo di loro; sicuramente sono molto più orecchiabili e accessibili della maggior parte della musica che ascolto ma non posso negare di trovare la loro musica comunque piacevole.

Condividi:

Lascia un commento

*