Die Weisse Rose: A martyrium of white roses

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Ver Sacrum L’esordio di questo progetto danese era probabilmente atteso da più di un sostenitore dell’etichetta svedese: infatti è già da un paio d’anni che il nome Die Weisse Rose compare nelle scalette di diversi festival in giro per l’Europa, spesso accanto a nomi molto noti della scena, pur non avendo, in realtà, nessun CD all’attivo. La loro proposta musicale si posiziona a metà strada tra le sonorità classicheggianti e quelle ipermarziali di certo folk apocalittico; devo ammettere che riescono a creare un mix che, pur suonando molto poco originale, riesce a tratti ad essere discretamente convincente, considerando che si tratta di un esordio; certo, l’opera non può dirsi scevra da difetti: tra i limiti più vistosi individuerei la mancanza di particolari picchi sia musicali e sia emotivi, che potrebbero convincere a non soffermarsi troppo su altri dettagli, come la scarsa originalità, che è sì tipica di tutto il genere ma si riesce ad accogliere con più tranquillità quando la proposta musicale è particolarmente coinvolgente. Gli ingredienti sono quindi i soliti: ritmiche lente di timpani, sottofondi classicheggianti, liriche declamate, numerosi campionamenti o registrazioni di musiche o discorsi di epoche passate (mi ha colpito in particolare, in chiusura di “At The Doorsteps Of Our Temple”, un frammento di un canto in italiano che sembrerebbe cantato da un coro alpino); secondo i brani, in primo piano può emergere il violino o il pianoforte, talvolta sullo sfondo c’è un bel suono d’organo, ma il tutto non riesce mai a costituire qualcosa che colpisca a fondo, dando vita a un’opera che rimane discreta ma nulla più. Una nota sul nome del gruppo: non so per certo se è a questo che si è ispirato Thomas Bøjden nella sua scelta (anche se, ovviamente, spero di sì), ad ogni modo Die Weiße Rose è il nome di un gruppo di studenti dell’università di Monaco che si oppose in modo non violento al regime nazista tra il 1942 e il 1943, finendo poi per essere catturati e condannati a morte; se fosse questa l’ispirazione, sarebbe un primo segno per dimostrare che avere interesse nella storia di quell’epoca non significa necessariamente accettare né in alcun modo condividere certe ideologie.

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