John Foxx & Robin Guthrie: Mirrorball

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Ver Sacrum Il percorso romantico di John Foxx, inaugurato con le primissime realizzazione degli Ultravox e dei primi album solisti (ad esempio l’indimenticabile The Garden ), ha ormai assunto una piega molto più intimistica ed onirica. La dialettica scienza-arte ha perso il suo fascino, l’uso dell’elettronica rifugge groove ritmici ed il suono tecnologico si dilata in sonorità sempre più ambient. La vena mistico religiosa del musicista si sposa, nel presente album, con la raffinatezza tecnica di Guthrie alla chitarra per cui siamo sempre più lontani dal “Pater Noster” synthpop degli anni ’80 per un approdo molto più sofferto su dimensioni più arcane e di meno immediata fruibilità. I brani non presentano caratteristiche molto differenti l’uno dall’altro, susseguendosi verso un orizzonte meditativo dove, di tanta in tanto, riemergono lampi del Foxx più tecnologico. Il tono melodico delle songs è comunque molto melanconico, a tratti forse eccessivamente lamentoso e noioso, privo di momenti particolamente esaltanti. L’ambient la fa da padrone, l’elettrocardiogramma piatto anche.

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