Bloc Party

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White Lies

White Lies a Ferrara, Foto di Grendel

In un’afosissima giornata di mezza estate ho raggiunto Ferrara per assistere al concerto di due brit-band amatissime dai giovani indie-rockers italiani, ma devo ammettere che il gruppo di supporto suscitava il mio interesse ancor più degli headliner, se non altro perché le prove in studio di questi ultimi non sempre mi hanno convinto. Mentre ero in fila da un po’, e per fortuna in un luogo ombreggiato, è spuntato fuori Kele Okereke dei Bloc Party giusto a pochi metri dall’ingresso di Piazza Castello, e prima che i fan potessero “assaltarlo” si è rintanato all’interno di un’osteria (!), dove probabilmente lui e gli altri componenti della band hanno consumato la cena pre-concerto.

Erano all’incirca le 20.50 quando sono saliti sul palco i tre White Lies (accompagnati dal tastierista Tommy Bowen, che si unisce a loro nei contesti live…), attaccando con “A place to hide”. Il frontman Harry McVeigh ha avuto qualche incertezza e la sua intonazione è risultata imperfetta, ma evidentemente non aveva scaldato bene la voce perché già dal brano successivo (il tormentone “To lose my life”…) la sua performance canora si è attestata su livelli più che buoni. Il sound era cristallino e corposo, con la sezione ritmica di Charles Cave e Jack Lawrence-Brown ben evidenziata nel mixaggio generale, ma mai troppo predominante. A guardarli veniva da pensare che sono sì dei ragazzetti imberbi (di persona, poi, sembrano ancora più giovani che nei video o nelle foto promozionali…), ma eseguono i pezzi con la nonchalance tipica di gente più attempata ed esperta di loro.

Chi immaginava di trovarsi davanti (e io ero tra quelli!) dei musicisti immobili, musoni e dall’atteggiamento distaccato si è dovuto ricredere, mentre per ciò che riguarda la reazione del pubblico è stato abbastanza curioso notare che i (già molto numerosi) presenti battevano le mani a tempo durante l’esecuzione dei brani, mostrando un crescente entusiasmo man mano che il concerto entrava nel vivo. Nei cinquanta minuti a loro disposizione i White Lies hanno avuto modo di proporre praticamente tutto il disco d’esordio e anche la cover di “The rip” dei Portishead, che in scaletta ha preceduto la conclusiva “Death”, degno finale di un’esibizione davvero riuscita e soddisfacente.

Ma veniamo agli headliner, che non avevo mai avuto modo di vedere in passato e a proposito dei quali avevo sentito commenti non sempre positivi o lusinghieri. Come ho già detto in precedenza non tutto ciò che la band londinese ha fatto fino ad oggi mi convince, ma è innegabile che dal vivo sia molto piacevole e divertente, e che il sound proposto (specie quando vira verso l’elettronica strizzando l’occhio al dancefloor, vedi l’esempio di “Mercury”, “Trojan horse”, del nuovo singolo “One more chance” e via discorrendo…) sa essere assai accattivante e coinvolgente.

Kele Okereke è un frontman carismatico e sicuro di sé, forse anche perché sa di essere alquanto apprezzato dal pubblico femminile (una ragazza che avevo accanto lo ha definito “sexyssimo”, mentre un’altra a fine concerto gli ha lanciato un reggiseno…), e infatti l’attenzione era concentrata su di lui più che sugli altri, anche se il bassista Gordon Moakes e il drummer Matt Tong hanno spesso cercato di farsi notare, tra battutine (a volte pronunciate in “pseudo-italiano”…) e contorsioni varie (vedi il momento in cui il batterista ha lasciato per un attimo lo strumento per andare a dimenarsi davanti al buon Gordon!). Riguardo all’audience non c’è molto da dire, se non che l’entusiasmo era alle stelle e il “movimento” nelle prime file notevole, nonostante il caldo insopportabile che toglieva il respiro e la voglia di scatenarsi. Per la lista dettagliata dei brani vi rimando invece al termine dell’articolo, aggiungendo che da ognuno dei dischi realizzati è stato tratto un considerevole numero di pezzi, e che c’è quindi stato un buon bilanciamento tra il materiale più datato e quello recente.

Dovendo definire con una sola parola il tipo di serata trascorsa userei il termine “incandescente”, adatto a descriverla sia in relazione alle condizioni climatiche proibitive che all’effettiva validità delle performance a cui si è potuto assistere, e aggiungo che è stato un bel sollievo venire a sapere che il prossimo tour italiano dei White Lies è in programma per il freddo mese di novembre!

Scaletta Bloc Party:
Halo
Hunting for witches
Positive tension
Signs
Waiting for the 7.18
Song for clay
Banquet
Blue light
Trojan horse
Uniform
One more chance
Mercury
This modern love
The prayer

So here we are
Ares
Flux
Helicopter

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