Cadabra: Wave/Action

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Ver Sacrum Sono andato a rovistare nel mio archivio di nastri, che conservo con cura gelosa, quasi carbonara (il nonno mi ripeteva: “mai buttare nulla, può sempre tornare utile…”, verissimo!). Non ricordo francamente come entrai in contatto col pertinace Francesco Radicci, in ogni caso prima “Second skin” (1999), poi “Sound moquette” (2000), infine addirittura la raccolta di tracce “Cadabra on radio” (testimoniante passaggi nell’etere di varie emittenti, fra le quali una “Alone” da me trasmessa… qualche anno fa, ma il record di presenze per quanto mi riguarda va a “So much alone” – tre – dall’advance-tape “Scandal”) fanno ora bella mostra di loro davanti a me, riesumate per accompagnare le mie memorie, rese più vivide dalle otto composizioni di Wave/Action. Disco che rappresenta un doppio esordio: quello ufficiale del terzetto pugliese, e quello della label che lo patrocina, la Fonoarte, costola della già nota Danze Moderne degli Hiroshima Mon Amour che si specializzerà nelle uscite espresse in lingua anglosassone. Per gli strani giuochi del mercato qui propone un prodottino che, alle orecchie meno smaliziate dei contemporanei, suona attualissimo, considerato il successo che i soliti noti (che ascoltiamo in rotazione pesante pure sulle FM mainstream) stanno mietendo inesorabilmente. Ma non possiamo accomunare i genuini Cadabra ai novelli prime-movers della scena, faremmo un torto ad oltre un decennio di infaticabile attività. Cementato l’impasto praticando una intensa attività live, anche accompagnando insiemi celebri, e delineato il disegno sonoro testimoniando con puntualità la loro evoluzione (oltre ai citati demo ed a “Voodoo medicine” del 1998, una serie di minicd e pure un DVD rimpolpano una discografia ragguardevole per un gruppo underground), Francesco, Sebiano Cuscito e Vincenzo Romano scarnificano il loro sound, rendendolo sodo ed essenziale, e dall’opener “The spell” alla conclusiva “Christabel” dimostrano quanto il fattore esperienza sia ancora decisivo nell’edificare il costrutto armonico di canzoni le quali possono anche suonare nostalgiche, e sovente “Wave/action” lo è; “Those three days” è solo un esempio, forse il più evidente, di un ricondursi all’epoca più volte richiamata che comunque appare per nulla forzato (ed in questo sono forti le simiglianze attitudinali coi miei conterranei Moth’s Tales), ma che sicuramente emana un fascino peculiare. Il tutto in trentadue minuti, senza inutili orpelli riempi-tempo, proprio come i bei vecchi vinili… di quegli anni!

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