Mely: Portrait of a porcelain doll

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Ver Sacrum Onesti mestieranti del metal gothikeggiante, gli austriaci Mely timbrano il cartellino del quarto studio album, un discreto curriculum considerato che sono attivi dal 1999 e che vantano una diffusa presenza on stage (con tanto di partecipazione all’arcinoto evento sloveno del Metalcamp, nel 2006). Chi si è perso le precedenti uscite non si percuota il petto in segno di contrizione, il quintetto carinziano non offre alcunchè di particolare, e Portrait of a porcelain doll non accrescerà la sua fama, citando Anathema ed affini, fra porzioni acustiche ed altre decisamente elettriche, non mancando di ispessire la proposta con inserti dark ambient. Atmosfere lente e dilatate, con un buon chitarrismo di base ed alcuni pezzi (“Grown of doom”, “Brick against porcelain dolls”, “Maybe yesterday” fra questi) di discreta fattura fanno comunque pendere il giudizio nel verso positivo. Esplicativo che l’highlight assoluto del disco giunga con la fine dello stesso, materializzando “My addiction” le aspettative finora in parte deluse. Davvero una gran bella canzone, indice che Andreas Mataln e compari sanno comporne di valide. Per gli amanti del genere, può essere più che sufficiente, di questi tempi.

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