AFI: Crash love

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Ver Sacrum Quando in Italia si è iniziato a parlare di emo (ovviamente in netto ritardo rispetto alla reale esplosione del fenomeno…), quello dei californiani AFI è stato uno dei primi nomi ad essere associato a tale genere musicale, basti pensare all’entusiasmo con il quale fu accolta l’esibizione all’Independent Days Festival del 2003. In effetti Davey Havok & family, già dai tempi di The art of drowning, avevano fatto capire che certe atmosfere wave-ottantiane non gli facevano per niente schifo, ed erano riusciti ad inglobarle nel loro sound diventando così gli alfieri di quel punk-rock melodico a tinte oscure che di lì a poco avrebbe conquistato schiere di estimatori in giro per il mondo. Con i successivi Sing the sorrow e Decemberunderground la cosa si è fatta ancora più palese, mentre il nuovo Crash love è un album più marcatamente pop-rock e per certi versi un po’ meno cupo di ciò che lo aveva preceduto. L’impatto iniziale non è stato dei migliori poiché questo lavoro, a dispetto della sua immediatezza, ha bisogno di tempo per “crescere” e arriva a convincere del tutto solo dopo numerosi ascolti. A livello di scrittura i nostri si confermano dei fuoriclasse, e la riprova arriva con episodi come “End transmission” (se volevate una vera “emotional song” con questa siete a posto…), “Medicate” (qui non manca proprio nulla, il mix melodia/ritmi incalzanti/vocals incisive abbinate ai soliti coretti “afiani” è davvero azzeccato, così come lo è l’assolo che il buon Jade Puget ha piazzato nel finale del brano…), “I am trying very hard to be here” (pezzo super-ruffiano ma molto efficace) e la simil-ballad “It was mine”, che lì per lì ti sconcerta ma che, così come tutte le altre track, ha una struttura piuttosto complessa e deve essere ascoltata con attenzione per essere apprezzata appieno. Insomma, il succo è che si parte dall’idea che il disco forse non è un granché, ma si finisce per pensare che invece è la solita figata che ti potevi aspettare dagli AFI, i quali avranno sì cambiato un po’ il loro look (basta andare su Internet per trovare discussioni infinite sul colore dei pantaloni che Davey Havok indossa in alcune foto promozionali!), ma la musica la sanno fare ancora piuttosto bene…

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