Antonius Rex: Per viam

169
0
Condividi:

Ver Sacrum Rischieremmo di spendere vuote parole, al cospetto di un Artista che ha attraversato indenne quattro decenni di storia della musica italiana, tra periodi di silenzio ed in improvvise risurrezioni. I dischi targati Jacula ed Antonius Rex nei primi anni novanta furono assurti al rango di opere di culto dalla rinascente attenzione che molti, produttori, giornalisti e semplici appassionati, riversarono nei confronti di quella che viene, non senza un senso di compiacente auto-indulgenza, epoca aurea dell’italica arte canora (gli anni settanta, eh si…). Quel periodo che vide la contemporanea emergenza di gruppi che ottennero prestigiosi riconoscimenti e citazioni da grandi d’oltremanica, grazie ai quali poterono poi sopravvivere alle alterne fortune che il mestiere di musicante riserva. E che, conseguentemente, trascinarono nella loro scia una moltitudine di colleghi, più o meno meritevoli. Ma questi sono altri discorsi. Per viam è un lavoro essenzialmente strumentale, a parte scarni inserti recitati dall’Autore (in “Antonius Rex prophecy” decisamente amaro e quanto mai attuale), che non bada ad accattivarsi le simpatie degli adepti alle mode passeggere, rimanendo concettualmente ancorata la sua opera al passato. Si stagliano nell’ombra composizioni meditate, rifuggenti l’ardore espressivo, adagiate piuttosto su cuscini di seta di un sound rimandante al vintage senza esserlo nella sua essenza, e sicuramente espressione sincera, genuina del suo creatore. Non a caso, l’episodio più incisivo resta la riproposizione di “UFDEM” (“Uomo fallito dell’età moderna”) che trovò posto su “Tardo pede in magiam versus” del 1972 (ristampato dalla stessa Black Widow, e precedentemente dalla Mellow Records, andate a riscoprirlo, ne vale la pena, se non altro per il suo valore documentale). Tastiere magniloquenti, atmosfere sconfinanti nella new-age (questa si di maniera), begli organi, anche se decisamente moderni. Mi è piaciuta la chitarra di “Spectra”, molto nervosa e spiccatamente dark (sabbathiana, oserei). Un disco che va considerato come il tentativo (riuscito o meno dipende dai gusti di chi lo ascolta) di Antonius Rex di approcciarsi al presente, senza ricorrere a banali artifizi, rimanendo fedele alla propria indole. Soprattutto, un’uscita perfettamente allineata alla filosofia della etichetta patrocinatrice: la genoana (eh, non è un errore…) Black Widow si è spesa alquanto per donarle come suo costume un giusto involucro, la custodia cartonata ed il booklet rendono “Per viam” vieppiù intrigante, come giusto che sia.

Condividi:

Lascia un commento

*