Place4tears: The silent flame

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Ver Sacrum La strumentale intro “My private end” esprime quanto di più si può pretendere da un brano nel 2009: affonda le sue radici nei più obscuri anni ottanta, ed i tanto conclamati riferimenti a Cocteau Twins ed a Dead Can Dance (nell’etnica “Dream sequence” dal percussionismo tribale, ma gli immancabili The Cure fanno capolino più volte tra i digitali solchi, si ascoltino “Yearning” ed “Illusion”) si rivelano una volta tanto fondati (anche se il genio vocale di Lisa Gerrard rimane inarrivabile). Un bel biglietto da visita per The silent flame, il quale continua su questa falsariga, col bel cantato melodico dell’elegante Tyves Oben ed uno stromentismo dalla rara emotiva intensità (“The call of the Mermaid” ed il dreampop di “Lovesick”), con tanta delicata melancolia, giammai stucchevole, ad adombrare il contesto lirico dell’albo (“Tears of Avalon”), nella sua notturna fluttuazione adattissimo ad un contemplativo e solingo ascolto. Semplice ed essenziale, evita volutamente la sovra-esposizione, prediligendo il quieto ripiegarsi su se stesso (“The sun might come up”) e, non ostante la durata ragguardevole, giunge al suo naturale epilogo senza tediare né irritare. Si noti la presenza di Sean Bowley degli Eden (vocals su “Tears of Avalon”) e di Ashley Dayour (Whispers in the Shadow e L’AI, tutto sommato trascurabile il suo “Breathless remix” di “September breath”).

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