Helalyn Flowers

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Eccoci nuovamente in compagnia di N0emi e di Max, ovvero gli Helalyn Flowers! Prima l’EP “Spacefloor romance”, poi “Stitches of Eden” hanno caratterizzato questo ultimo scorcio di 2009, contribuendo ad accrescere ulteriormente la notorietà internazionale del duo italiano. L’ibridazione del sound è un loro caratteristico trademark, eppoi una voce come quella di Noemi, dalla sensualità prorompente ma all’occasione capace di performance grintosissime, eleva la cifra stilistica di un lavoro maturo e completo. Amiche ed amici lettori, su Ver Sacrum ci sono gli Helalyn Flowers.

Helalyn Flowers

© http://www.helalynflowers.com

“Stitches of Eden” ha visto la luce recentemente, eppure ha già ricevuto notevoli consensi, pure autorevoli. Una reazione così entusiastica era attesa, oppure ha rappresentato per voi una piacevolissima sorpresa?

(Max): E’ sempre una gradita sorpresa, visto che, nel processo di “making of”, non siamo soliti modellare la nostra musica in base a delle aspettative del pubblico. Non l’abbiamo mai fatto e mai lo faremo. “Stitches Of Eden” è un disco con una sua storia e con il suo percorso, fatto di vicissitudini e cambiamenti radicali così influenti per noi a tal punto da poter considerarlo come un nostro vero debut, nel senso che segna una rinascita sia come Helalyn Flowers che individualmente. Avremmo potuto realizzare un secondo album pochi mesi dopo “A Voluntary Coincidence” e riempirlo di dieci o dodici “Voices”, “E-Race Generation” o “DGTal Blood”, ma saremmo andati contro la nostra natura, che, al contrario, è felicemente camaleontica e perennemente alla ricerca di nuove ‘vesti’.

Il vostro secondo lavoro di lunga durata rappresenta la naturale prosecuzione del percorso evolutivo principiato con “A voluntary coincidence”, il vostro ellepì di debutto. Una inarrestabile ascesa ai vertici di quella che viene definita nu-electro rock wave.

(Max): Guarda, preferiamo che la nostra musica parli da sola, nel bene o nel male, piuttosto che rincorrere troni in nuove coniazioni, che abbiamo sempre preso con leggerezza e con il dovuto divertimento. Soprattutto agli inizi è fondamentale che tu riesca con poche parole a dare un’immagine chiara e più o meno fedele di ciò che proponi. Circa una continuità tra i due album, certamente ci sono punti di contatto. Canzoni come “Don’t wake me up” e “Psychic Vamp” conservano l’aggressività alt/nu di certi episodi di “A voluntary coincidence”, anche perché le primissime bozze risalgono al periodo direttamente successivo alle registrazioni del primo disco. Noi sentiamo “Stitches of Eden” come un qualcosa di veramente diverso da tutto ciò che abbiamo fatto in passato e come un qualcosa in cui il termine ‘prosecuzione’ svanisce se consideriamo che abbiamo voluto fare questo LP non tenendo conto del nostro passato né del nostro futuro, ma solo concentrati sull’intensità del presente.

Il vostro sound ora contiene marcati riferimenti al cosiddetto pop rock degli anni ottanta, come attestato in “Love like aliens” o nella duraniana “Crystal bullet”, eppoi il ciddì bonus previsto per la de-luxe edition contiene un remix della stessa “Love…” curato da un altro cultore di quel dorato decennio, Andy dei Bluvertigo!

(Max): Dare un’impronta stilistica a “Stitches of Eden” ha avuto bisogno dei suoi tempi. Dalle registrazioni di “A voluntary coincidence” abbiamo subito varie metamorfosi che ci hanno portato a realizzare un tipo di atmosfera ideale per il nostro stato attuale di coscienza. Volevamo creare un sound che fosse al contempo solare, acido, vintage, spaziale, malinconico (e “non” depresso) e struggente. Quindi, nella riscoperta di quei dischi che segnarono la nostra infanzia, i cui semi per quell’imprinting musicale e visivo erano all’epoca Video Music e la stampa specializzata, abbiamo trovato quel tipo di mood che volevamo comunicare con questo nuovo album. Duran Duran, Eurythmics, PIL, Talk Talk, KiIling Joke, Ultravox, Gary Numan, Brian Ferry, Human League, Blondie, Matia Bazar (periodo 1980-1985), Garbo, Litfiba, Soft Cell, Dead Or Alive, Pet Shop Boys, CCCP, come anche roba più ‘commerciale’ come The Black, Europe, Def Leppard, Spandau Ballet, A-Ha, Eight Wonder etc., sono stati tutti tesori da riscoprire e da cui attingere in varia misura. Abbiamo fatto di essi nostre proprietà, manipolando e filtrando attraverso ciò che ha importanza primaria: la nostra ispirazione. Infatti, tengo a specificare che “Stitches of Eden” non è un revival-album. In esso puoi scorgere mille altri tipi di influenze, come l’alternative dei ’90 ed il punk rock, ad esempio. Batterie e synths hanno una sonorità volutamente “retrò” perché ci divertiva da matti il fatto di apportare un tipo di sound del genere!

A proposito dei remix, quale importanza attribuite alle versioni altrui di vostri brani? Vi ricorrete fra l’altro massicciamente, come negli ep che hanno visto la luce in questi anni, ultimo l’ottimo “Spacefloor romance”.

(Max): Generalmente, lo consideriamo come un lato marginale dei nostri prodotti. Più che altro, è una ‘politica’ della Alfa Matrix (come d’altronde della gran parte delle attuali etichette che si muovono in territori alternativi elettronici) quella di riempire spazi ‘bonus’ di remix. Ad ogni modo, per il bonus disc in allegato a “Stitches Of Eden” (“The comets garden”) abbiamo voluto supervisionare tutto noi, perché ci tenevamo ad una riuscita di un certo tipo. Non volevamo il classico bonus di EBM/harsh.

(N0emi Aurora): Infatti ci tengo a specificare quanto siamo rimasti piacevolmente sorpresi dall’ottima raccolta di remix di “The comets garden”! Un susseguirsi di artisti che hanno reinterpretato in diversi modi i nostri brani, dando peso al significato di ogni singolo elemento. La possibilità di poter selezionare personalmente gli artisti da inserire nel bonus disc ci ha permesso di indirizzare lo stesso su un sound più synth pop/wave ’80 ed in questo modo abbiamo utilizzato il bonus disc come mezzo complementare per far risaltare proprio questa nostra influenza.

Come siete entrati in contatto con Andy, artista poliedrico ed assai attento alle forme espressive più alternative, e gli altri curatori delle rivisitazioni?

(Max): Semplicemente gli abbiamo scritto proponendogli la cosa e lui ha risposto entusiasta dopo cinque minuti! Non lo conoscevamo personalmente in precedenza, ma solo per il suo lavoro con i Bluvertigo, che è una band che adoriamo. Ci ha dato l’impressione di un ragazzo appassionato e coinvolto al 100% in ciò che fa. Infatti, non si esclude che torni a collaborare con noi in previsione del nostro prossimo terzo LP nel 2010. Per quanto riguarda gli altri, alcuni li abbiamo conosciuti in giro per Italia e UK (come Mechanical Cabaret ed Adam Kult), altri ce li ha consigliati Seba (artist manager dell’etichetta), alcuni, come Interface, avevano già collaborato con noi, altri, come Xelius Project, li abbiamo scoperti noi.

Non vi siete fatti mancare neppure il tributo ai Depeche Mode, o compilazioni quali “Fxxk the mainstream” e “Gothic spirits”: rappresentano delle occasioni per allargare la propria audience, o solo del sano divertissement?

(Max): Rendere tributo ai Depeche Mode è stata una cosa improvvisa. La nostra casa discografica voleva realizzare questo doppio CD in concomitanza della release date di “Sounds of the Universe” e pare abbia avuto i suoi bei riscontri, anche perché è stata un’occasione per tante band facenti parte del catalogo Alfa Matrix di farsi conoscere a nuovi ascoltatori, soprattutto quelli più giovani. Ci siamo divertiti a rifare “I Feel You”. Tra scegliere il pezzo e avere tutta la registrazione in mano sono passati tre giorni! Suona molto americana con un accento vintage sulle voci. “Fxxk The Mainstream vol.1” è stata un’occasione per lanciarci nella scena come ‘new entry’ in casa Alfa Matrix, mentre per “Gothic Spirits” non sappiamo che dirti visto che ne sappiamo poco, ma pare sia una di quelle compilation che escono in Germania a grossa tiratura e per cui l’Alafa Matrix ‘rilascia’ band del proprio roster più inclini a sonorità rock o metal anziché prettamente electro/EBM.

Non si può scindere l’aspetto prettamente sonoro della vostra produzione con quello, parimenti essenziale, estetico. Una cura particolare alla presenza scenica che non adombra la qualità indiscutibile della vostra proposta. Quale importanza riveste il look, l’immagine per un gruppo come il vostro?

(N0emi Aurora): Sicuramente musica ed immagine sono due elementi inscindibili all’interno degli Helalyn Flowers. Escludendo il fanatismo fine a se stesso, abbiamo da sempre scelto di curare ogni dettaglio del nostro progetto, quali look, website, artwork, photosessions… poiché concepiamo gli elementi suoni/visioni complementari per poter suggerire in modo completo agli ascoltatori un’atmosfera ben precisa, una proiezione di una piccola parte della nostra fantasia. Il nostro è un approccio di totale libertà di espressione, ed entrambi siamo creatori di ogni singolo elemento all’interno di questo mondo di paradossi.

Max, permettimi di complimentarmi con te per le magnifiche e pomposissime tastiere di “As Angels spying Mars”, un brano di grande impatto emotivo. E non è l’unico episodio che attesta la tua sensibilità di scrittore, pur in un ambito cosiddetto commerciale come il vostro. In questi ultimi anni, col crescere dell’esperienza, come è mutato il processo compositivo e creativo che sfocia infine nella canzone ultimata?

(Max): Grazie veramente per quello che dici. Infatti, per “As Angels spying Mars” sono partito dall’idea di un’atmosfera siderale, cosmica, suggerita appunto dall’ariosità delle tastiere. L’auto-analisi che mi proponi è veramente un’esclusiva per Ver Sacrum, nel senso che non uso guardarmi troppo indietro per fare confronti e, se mi capita a volte di farlo, non riesco a considerare i vecchi lavori con l’occhio e l’orecchio di un esterno. Comunque, pensandoci su, penso che ora, grazie all’esperienza, sia molto più attento alla cura di quelle componenti fondamentali di un brano, come la timbrica, la melodia, il ritmo e l’armonia. Assolutamente non parto da questo, ma la considero un test finale per vedere se tutto ‘funziona’ come noi vorremmo. Ma alla base di tutto c’è sempre l’istinto, elemento chiave di ogni cosa che facciamo, senza cui la nostra musica non potrebbe esistere. Non sono un ‘perfezionista’, anzi credo che molte cose geniali nascano da errori o imperfezioni casuali e il bello sta nel riconoscergli una funzionalità all’interno del brano, renderli una particolarità. Per questo adoro la vecchia new wave ed il punk rock: tanti di quegli LP erano registrati con poco budget e in tempi risicati, quindi le imperfezioni contribuivano allo stile, donando calore e follia. Tante delle chitarre che ho registrato per “Stitches Of Eden” sono ‘buona la prima’, con tutte le chiusure graffiate e sporche. Il giro di chitarra successivo al primo ritornello di “Hybrid moments” è venuto fuori, registrato ed editato in una manciata di minuti. Non mi è interessato provarne altri, a me andava bene così e così è rimasto.

Quale strumento preferisci suonare?

(Max): Dipende dai periodi. Ora, dopo mesi spesi tra sintetizzatori, expander, mixer e pedali utilizzati per la produzione di “Stitches of Eden”, sono tornato a prendere in mano la chitarra, anche perché in questi giorni ascolto roba più chitarrosa e roca, come PJ Harvey, Nirvana, Iggy Pop, Doors, Marilyn Manson, The Rolling Stones e Helmet.

Non possiamo inoltre tacere l’autorevolezza ostentata da N0emi, che nei brani di “Stitches of Eden” passa tranquillamente dalla sensualità androgina di “Don’t wake me up” alla grinta di “Your killer toy”, ove si sfiora la cattiveria espressiva. Mia cara, qual è l’aspetto della tua voce che prediligi ed, al contrario, quale ritieni di dover ancora curare?

(N0emi Aurora): Le tue parole mi lusingano… Mi piace molto giocare con la voce, ed in particolare amo dare colore al significato di ogni singola parola, ponendo quindi l’interpretazione dinnanzi a tutto. E’ questo l’elemento che prediligo. Mi trovo del tutto a mio agio in parti più dure, liberatorie, come anche in quelle più acide e pop. Ed essendo un’eterna insoddisfatta, credo che non si finisca mai di imparare e di sperimentare tecniche diverse. Sentirmi completa mi annoia ed è del tutto limitante.

Sono rimasto piacevolmente sorpreso dai riferimenti, non troppo velati, a gruppi come Orgy e Deadsy, considerati minori in ambito nu-metal, eppure autori di prove di grande carattere. E’ una delle tante sfaccettature del vostro sound, d’altronde la componente cosiddetta nu è stata da sempre parte dello spettro sonoro che caratterizza le vostre composizioni.

(Max): Amiamo sia Orgy che Deadsy. Sono due band molto originali e creatrici di un proprio sound. Il fatto che siano dei “freak” nel nu metal è probabilmente perché non gliene è mai interessato di assumere atteggiamenti da bullo americano che ti vuole rompere il culo, tipico infatti dei gruppi nu più influenti che spesso nient’altro sono che delle riproposizioni pseudo-alternative del peggiore hip-hop da classifica (quello a base di puttane-orologio d’oro-macchinone-cellulare-soldi). A me piace ancora il nu metal, ma alla lunga queste pose da macho mi irritano e, tra l’altro, le vedo pienamente conformi al sistema, nonostante il guscio vestiario. Apprezzo, invece, quell’approccio così punk alla musica. Sicuramente il nu metal ha rappresentato un’influenza per noi fino a “A voluntary coincidence” incluso. “Stitches of Eden” ha dei momenti molto potenti che però non considererei affini a quel tipo di scena, il cui sound poi è molto relativo. Adoro dischi come “Untouchables” e “See you on the other side” dei Korn, che però già sono parecchio distanti dalla tipica formula rap-metal.

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Possiamo ormai affermare con certezza che Helalyn Flowers è una realtà internazionale, alla luce delle ripetute vostre apparizioni sulla stampa europea e non solo? Come state vivendo questo importante momento della vostra carriera artistica?

(N0emi Aurora): Senza dubbi la nostra presenza mediatica è più frequente in Germania, USA ed Inghilterra (dove abbiamo avuto anche maggiori esperienze live). Siamo quindi una realtà soprattutto internazionale, e questo ha i suoi lati positivi, come anche negativi. Viviamo ogni giorno quasi virtualmente la nostra crescita e presenza artistica, e questo a volte causa una sorta di distorsione della realtà. Alcuni giorni mi capita di vivere da spettatrice il nostro “successo”: so di essere in rotation in Usa, di essere su una copertina in Germania e cosi via… e questo è sicuramente spettacolare! Ma sono certa che vivere quotidianamente di persona questa realtà, anche nel mio paese natale, mi permetterebbe di vivere gli Helalyn Flowers con più lucidità…

E sopra tutto come riuscite a conciliare un impegno sempre più rilevante con le vostre esistenze quotidiane? Chi sono Max e N0emi nella vita d’ogni giorno?

(N0emi Aurora): Viviamo sperduti nelle campagne dei Castelli Romani, una zona ideale per noi che amiamo poterci incastrare intere giornate tra musica e natura. Abbiamo un negozio di abbigliamento ed accessori punk/goth e merchandise chiamato X-Treme al centro del nostro paese, quindi parte del nostro tempo lo viviamo lì quando non siamo in tour o in studio di registrazione, in contatto con tantissimi ragazzi che spesso ci vengono a trovare per chiederci consigli e raccontarci le loro vicende da teen! Durante il resto della giornata riusciamo sempre a vivere moltissime realtà differenti, siamo iperattivi, ed amiamo esserlo anche nei momenti più tragici in cui i tempi sono notevolmente ristretti! Oltre a portare avanti la promozione e la stesura di nuove song per gli Helalyn Flowers, io ho altre grandi passioni che sono la pittura, la fotografia e l’illustrazione digitale. Ogni giorno non faccio mai mancare una breve pausa per parlare un po’ con i nostri cani e gatto, per poi immergermi nuovamente in musica e visioni. Alla fine della settimana, anche se distrutta, non toglietemi il mio rigorosissimo giro in centro alla ricerca di nuovi dischi e libri da saccheggiare!

(Max): Sono perennemente alla ricerca di un momento di solitudine, costantemente implosivo e ispirato. Ingordo di nuovi stimoli audiovisivi e connesso all’80% alla parte destra del mio cervello tutto il tempo. A volte ciò mi porta a dissociazioni e crisi nel far bilanciare il fisico al mentale. Questo per quel che riguarda una veduta superficiale della mia situazione mentale. Per il resto, posso dirti che non sono assuefatto da droghe tecnologiche e che non perdo mai il contatto con le mie radici, i miei posti, luoghi e simboli di ricordi adolescenziali intensi, passionali e tossici. Vivendo nel verde e tra gli antichi siti dei Castelli Romani, riesco a percepire il paesaggio come ausilio per i miei viaggi mentali e ovviamente è una fonte di ispirazione per la musica che compongo. Non penso che Helalyn Flowers avrebbe lo stesso sound se fossimo vissuti a Londra o New York, o solamente qualche miglio più su o giù. Cerco di vivere la giornata al top e non ho bisogno di ricchezze in particolare o di sfoggiare status-symbol. Avendo per metà vero sangue rurale italo-francese, penso di aver mantenuto la capacità di cogliere il bello in ogni cosa e di concentrare tutto sulla mia dimensione personale e quella dei miei cari. Non ho l’atteggiamento globalizzante tipico delle grandi metropoli. Oltre a comporre musica (cosa che occupa larghissima percentuale del mio tempo e che, comunque, non faccio solo ed esclusivamente per Helalyn Flowers), leggo in continuazione, amo l’ideale anarchico, ho l’ossessione per i Nativi Indiani d’America, per gli anni ’70 (dal design al cinema) e in questi giorni ho desiderio di iniziare a scattare foto e fare micro-filmati. Fumo tanto e disegno in continuazione figure astratte in prospettive alterate.

Cosa provate ad essere considerati il gruppo di punta della vostra etichetta, l’Alfa Matrix? Un rapporto ormai duraturo, all’epoca di “Plaestik” foste addirittura definiti come il signing più importante della label belga!
(Max): Continuiamo a non volerci sentire dei privilegiati e a non dare peso ad affermazioni-flash ad indirizzo commerciale. Di sicuro, abbiamo dato all’Alfa Matrix una sfumatura più commercia(bi)le e capace di risonanze più ampie, all’infuori del giro EBM, in sé molto chiuso e di nicchia. Anzi, proprio l’EBM e l’industrial moderni non rientrano affatto tra le nostre influenze e né sentiamo che la nostra musica possa trovare affinità o conferme in quel tipo di scena. Almeno non lo pretendiamo. Quello che facciamo è non accomodarci e continuare ad avere cura totale del nostro prodotto, proprio come usavamo fare quando non avevamo un contratto.L’Alfa Matrix dà assoluta libertà artistica alle band e già questo ci va benissimo. Abbiamo avuto l’occasione in passato di approcciare a label molto più grosse che già lasciavano intuire i risvolti, ovvero i compromessi, che sia fare un album pieno zeppo di copie di “Voices” che fare da vetrina occulta. Quello che ci importa è avere in mano il nostro disco (quindi ben venga il formato in 2CD, anche se non condividiamo sempre questa politica ossessiva del remix) e sapere che è ben distribuito. Al resto ci pensiamo noi. Firmeremmo per un’altra etichetta solo nel caso di maggior budget, a patto di mantenere la nostra libertà espressiva. Altrimenti, che sappiano che qui ci sono quattro braccia e due menti funzionanti.

Quali gruppi contemporanei apprezzate maggiormente, ed a quali vi sentite più vicini dal punto di vista espressivo?

(N0emi Aurora): Non trovo molte affinità tra noi e gruppi recenti, sicuramente perché le nostre maggiori influenze vengono dal passato, al massimo alla fine degli anni novanta. Pur non reputandoli così vicini a noi dal punto di vista espressivo, ci sono molti artisti attuali che apprezzo molto come ad esempio il progetto solista di Fever Ray. Ho sempre trovato la sua voce inconfondibile, espressiva e selvaggia. Bat For Lashes, White Lies, IAMX sono i miei ultimi ascolti. Per quanto riguarda artisti italiani ultimamente sto ascoltando molto M.E.G. e Teatro degli Orrori. Trovo in questi artisti qualcosa di diverso rispetto al tipico pacchetto suggerito da MTV!

(Max): Mi riscopro sempre più proiettato nella riscoperta e nell’approfondimento di cose datate o nel seguire i lavori di cantanti e gruppi degli anni ’90 (o giù di lì). Amo con tutto il cuore la psychedelia, il glam rock inglese, il punk rock, la new wave, il cantautorato Italiano della scuola genovese, il grunge, l’alternative dei ’90… Tutte correnti basate sulla pienezza dell’auto-espressione e sulla spettacolarità intesa sia a livello visivo che musicale. Oggi mi guardo intorno e non trovo nuovi Syd Barrett, David Bowie o John Lydon. Può anche darsi che ci siano, ma all’industria discografica non interessano, promuovendo invece prodotti ‘normali’ che però celano un meccanismo pre-impostato e subdolo. E poi, che ne sai… ci sono grandi artisti che fanno quel che fanno solo per sé stessi e se ne sbattono dell’arrivismo… Negli ultimi mesi mi sono piaciuti i progetti solisti di Wes Borland (Black Light Burns) e di Brian Head Welch, più qualcosina tipo White Lies. Tra gli italiani, il tributo di Cristiano De Andrè al padre (Fabrizio De Andrè) è superlativo e gli arrangiamenti nuovi sono bellissimi.

Avete in programma un tour a supporto di “Stitches”, vi sono delle date già confermate?

(HF): Siamo attualmente in trattativa con organizzatori in Belgio, UK e Germania. Si auspicano date a partire dalla prossima primavera. Nel frattempo, sperimentiamo sul nuovo stage/live-set e continuiamo a gettare le fondamenta per il prossimo album che vogliamo far uscire non per forza a distanza di due anni da “Stitches of Eden”.

Alcune curiosità (beh… il solito Hadrianus) per terminare questa nostra chiacchierata a distanza: cito alcuni gruppi che spesso vengono citati riferendosi agli HF, a voi un breve commento: Duran Duran, Killing Joke, Garbage, The Cure.

(Max): Duran Duran: Quando da bambino sentii per la prima volta “Wild boys” rimasi folgorato dall’aggressività dei cori e dalle ritmiche così ossessive. Mi feci subito comprare dai miei l’LP “Decade” e appena partì “The reflex” fu come se avessi capito che stavo mettendomi in contatto con qualcosa che difficilmente avrei abbandonato nel futuro. Trovo meno esaltanti le ultime prove discografiche, soprattutto non mi piacciono scelte come la produzione a cura di Justin Timberlake che vedo solo come un tentativo di rimanere sulla cresta dell’onda, modernizzando il sound e mantenersi un ritaglio su MTV. Comunque, li ho visti live e sono uno dei concerti più piacevoli a cui abbia mai assistito. Killing Joke: Nel 1990 mi imbattei nel mini-LP di covers “Garage days re-revisited” dei Metallica e il pezzo che, ascoltato la prima volta, mi ha totalmente ‘fulminato’ beh… era proprio “The Wait”. Adoro l’uggiosità dei primi periodi, secondo me l’anello mancante tra The Clash e primi Bauhaus, ma “Night Time” è uno di quegli LP che ti si impianta nel cuore come un “Pornography” di The Cure o un “Never mind the bollocks” dei Sex Pistols. Garbage: Mi piacciono molto il primo omonimo (diciamo il mio preferito) e l’ultimo “Bleed like me”. Nella parentesi di mezzo trovo si siano sforzati nel rincorrere lo status del pop mainstream, andando contro natura. Li preferisco arrogantelli e maliziosi. Penso che Shirley Manson sia una performer carismatica che sa bilanciare vocalità e visuale. The Cure: Uno dei ricordi più forti di quando ero piccolo è proprio il video-clip di “Lullaby”. Mi comunicava un senso di terrore e fascino al tempo stesso. Penso che The Cure siano un’influenza molto spiccata negli Helalyn Flowers con tutta la diversità nell’approccio al sound. Personalmente, preferisco The Cure più scanzonati e solari a quelli più cupi. Danno l’idea di volare.

(N0emi Aurora): Duran Duran: “Rio” fa parte dei miei primi cd acquistati. Ascoltare “The chauffeur” per me è stata una rivelazione. Lo reputo il loro brano più affascinante, ha un’atmosfera fantastica…Sono da sempre stati una delle mie maggiori influenze pop. Poi acquistai in offerta “Red carpet massacre” e sinceramente non ho apprezzato la loro svolta commerciale iperprodotta e moderna. Li preferisco come paladini degli ‘80s. Killing Joke: Li ho scoperti per la prima volta con “Night Time” e “Love like blood” è stata in rotation nel mio stereo fino a pochi giorni fa! In nostro lato dark/wave prende senza dubbio influenza anche da loro. Garbage: Ho iniziato ad ascoltarli con maggiore attenzione dopo essere stata paragonata svariate volte a Shirley Manson. Prima di allora, li vedevo come il tipico gruppo mainstreem messo su per business e non per altro. Mi sono ricreduta ascoltando “Garbage” ed anche io come Max ho ripreso ad ascoltarli con “Bleed like me”, dove è più in risalto la loro componente pop/punk. The Cure: Una delle nostre maggiori influenze. Anche io come molti di voi sono rimasta ipnotizzata dal video di “Lullaby” ed ho detto “ecco, così vivo nella mia mente!”.

Libro, film e videogame preferiti?

(N0emi Aurora): Sicuramente “The upset”, uno splendido libro sul pop surrealism che ho ricevuto per il mio compleanno. Racchiude un concentrato di scene e colori che raffigurano in gran parte mondi e personaggi che abitano la mia fantasia. Amo tantissimi film, dai più impegnati ai più sentimentali o demenziali! Ma “The crow” è quello che mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza ed oltre, ed anche se ci sono moltissimi film reputabili “migliori”, questo è il mio prediletto, sia a livello affettivo che concettuale. Videogame preferito…vivere le mie giornate! Salto sempre da una parte all’altra, devo riuscire ad incastrare bene i tempi ed arrivare a destinazione. Ma quando giungo al traguardo è la più grande soddisfazione!

(Max): E’ difficile per me mantenere delle preferenze assolute. Cambio in continuazione e mi sento perennemente aperto a campi inesplorati. Poi mi accorgo di tornare periodicamente a delle cose e allora lì ne riconosco l’importanza profonda. Circa le letture, in questo periodo mi hanno molto colpito “In vista di un avvenire che potrebbe anche essere prossimo” di Errico Malatesta e “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, ma i brividi alla testa li ho quando ogni volta rileggo “Alce Nero parla” di Alce Nero, sciamano Sioux e testimone della triste sorte che afflisse il suo popolo. In quanto a film, come per N0emi, me ne piacciono veramente tanti e ora come ora me ne vengono in mente una valanga, però uno rimane distinto nella confusione e sfocatura dei miei pensieri, ed è “Velvet goldmine”. Sono un amante anche di “Into the wild” come di gran parte dell’horror degli anni ’80, in cui la vera giustizia era rappresentata dai mostri! Videogames? Io ero un drogato di sale giochi, quindi da quando non ce ne sono più in giro come una volta mi sono disintossicato. Non mi interessa il mondo delle playstation o delle moderne consolle, io sono un fedele della bidimensionalità e delle 500 lire!

Euforia e melancolia, gioia profonda ed estrema tristezza: come reagiscono Max e N0emi, come artisti e come persone comuni, a queste opposte manifestazioni dell’animo?

(HF): Scrivono un pezzo come “Hybrid moments”.

Lascio a voi spazio per le parole di commiato, alla prossima!

(N0emi Aurora): Grazie infinite per questo spazio! A breve aggiorneremo il nostro sito ufficiale www.helalynflowers.com inserendo anche l’area in italiano, vi suggeriamo quindi di iscrivervi alla nostra newsletter per restare sempre aggiornati su ogni nostra novità! Approfittiamo di questo spazio anche per augurare a tutti uno splendido 2010!

(Max): Come sempre, le interviste con te sono estremamente piacevoli e discorsive. Ti ringrazio per il caloroso supporto che ci dimostri sin dal nostro primissimo mini-LP nel 2005… E mi associo a N0emi nell’augurare a te e tutti quelli che avranno letto queste confessioni un avvenire gioioso e ricco di novità!

Non c’è che dire, una bella “chiacchierata”. Mentre la editavo, in sottofondo avevo “Tin drum” dei Japan. Eppoi ri-pensavo ai miei quindici anni, quando me ne stavo alzato la notte ad ascoltare la radio… Quando passavano Ultravox, Simple Minds, eppoi un programma storico/”educativo” come “Stereonotte”. Ed alla tivvù “Mister Fantasy” del Massarini. Improvvisamente, si è materializzata la scena finale di “Velvet goldmine” (che ogni anno continuo a citare come una delle mie pellicole preferite…), e la stanza si è riempita di glitter. No, non ho fumato, non ho assunto nulla… E’ solo la fantasia combinata con la memoria. Ed è come se questi ragazzi, che non ho mai fino ad ora incontrato di persona, li conoscessi da sempre! Cribbio (come direbbe qualcuno)!

© http://www.helalynflowers.com

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