Seelenlicht: Love And Murder

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Ver Sacrum Puntuale come un orologio ecco il nuovo disco del trombone radical-tradizionalista per eccellenza, Troy Southgate. Mi preparo psicologicamente ad affrontare i soliti sproloqui, i soliti cliché, le solite menate che Southgate ci propina ogni tot mesi, ma ecco la sorpresa: il disco funziona! L’impianto musicale è leggermente cambiato, le chitarre hanno preso il controllo, e l’industrial è solo un elemento sullo sfondo a dare un po’ di colore. Le chitarre, dicevamo. Spesso distorte, come in “The Ghost of Flanders”, o più strimpellate, come in “The Outsider”, danno quel tocco neofolk che dona al progetto quel quid che mancava, lasciando intatto anche l’impeto marziale, i tamburi da sempre minimo comune denominatore di ogni progetto in cui sia coinvolto l’agitatore londinese. Southgate però non accenna a voler imparare a cantare. Il bello è che ci prova, ma è di gran lunga meglio quando si limita a recitare. Credo che lui in fondo ne sia consapevole, d’altronde se la canta da solo: “I am an outsider, I live on the edge […] sociopathic, that’s what they say”. Bel disco, comunque.

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