Nihil Novi Sub Sole: Jupiter Temple

0
Condividi:

Ver Sacrum Un senso di opprimente angoscia turba la nostra coscienza. L’attesa di un evento superiore, incommensurabile, l’ineludibilità di un Fato scolpito nella pietra, dilavata dal sangue dell’estremo sacrifizio. Il silenzio del campo di battaglia, sul quale si è consumato l’ultimo olocausto d’una umanità dolente. Il sole ch’è un pallido astro, simulacro d’un passato trascorso per sempre, del quale non rimarrà più memoria. Lacrime d’un pianto composto, di coloro che vegliano sullo spoglio cenotafio che rimembra una vita spezzata. Non spoglie tangibili, solo ricordo. Marco Kehren (Deinonychus, Bethlehem, Dark Sanctuary) definisce ulteriormente il percorso soniko principiato con il promo rilasciato nel 2009, ed in Jupiter Temple, coll’ausilio di Axel Frank (Triarii, Werkraum), incide su d’un tessuto purulento dodici immortali simulacri di afflizione, epici affreschi di virile patimento, singulti percuotenti un petto già provato dalla sofferenza fisica cagionata da troppe privazioni. Trincee che si susseguono come assurdi reticoli disegnati dalla mano d’un gigante impazzito, tomba della giuoventude di intere generazioni lanciate in una insensata corsa incontro alla Morte, che tutto abbranchia colle sue ossute dita, spazzando e distruggendo. Brandelli di divise sono gli unici vessilli mossi dai refoli d’una Primavera che par voler fuggire via, lasciando al manto immacolato della neve il misericordioso compito di celare agli occhi indiscreti quel che residua di corpi straziati, di arti mozzate, di viscere esposte. Una voce lontana declama ordini che niun può ormai eseguire, perché non ci sono più truppe ad obbedire, le divisioni sono in rotta, gli uomini fuggono, la disciplina è rotta, l’Impero è caduto, chi può si salvi…

Condividi:

Lascia un commento

*