Joanna Newsom: Have One On Me

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Ver Sacrum Sembra incredibile, ma questo è solo il terzo album di Joanna Newsom. Ys era stato un successo di critica e pubblico (disco dell’anno per The Wire e decine di altri magazine), di conseguenza non deve essere stato facile sentirsi tutti gli occhi puntati addosso nel momento in cui la schiva musicista ha annunciato un nuovo disco, soprattutto quando quest’ultimo è ancora più ambizioso del precedente. Sì, perché si tratta di un triplo album, 18 canzoni la cui durata media è sei minuti per brano. Musicalmente è esattamente a metà strada tra le composizioni arzigogolate di Ys e l’approccio più semplice del primo album, con lunghi panegirici – su tutti la title track – che sfociano nel folk-prog, alternati a brani semplici e delicati, per sola voce e arpa, come “’81”, “Jackrabbits”, “Esme”. Ma c’è molto di più, ed è palese la ricerca di una nuova direzione verso cui dirigersi, come nel quasi gospel di “Good Intentions Paving Company”, uno dei pezzi meno interessanti del disco, a cui, quasi a contraltare, fa seguito la splendida “No Provenance”. Il difetto più grande di questo album è proprio la durata: ci vuole tempo per assorbire le quasi 2 ore e mezza di musica, e manca un po’ la coerenza interna che caratterizzava Ys, ma di certo non sono i bei brani quelli che mancano.

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