Sect: Imperative

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Ver Sacrum È un notevole passo in avanti quello fatto da Lukasz Maj in questo secondo album. Sforna un bel disco che fonde sapientemente atmosfere marziali e neoclassiche che in un colpo solo spazza via gli ultimi Arditi ed H.E.R.R.. I brani sono quasi tutti strumentali, con al massimo un paio di soliti discorsi campionati, per fortuna presenti solo per qualche istante in “Modern Slavery”, e grande cura è stata posta nelle orchestrazioni, che rappresentano il cuore stesso del disco. I loops orchestrali e il ritmo sempre sostenuto a tratti ricordano, molto alla lontana, anche alcune cose del Der Blutharsch dei tempi buoni, e tra marce militari, motivetti guerreschi e sonorità ricche e sfarzose – su tutte lo sfrenato saliscendi di “Phantasmagoria” – Lukasz Maj riesce a creare un disco che è anche divertente all’ascolto, pregio non da poco visto il genere. Fedele al titolo, non c’è un solo momento di pausa, è tutto un rincorrersi a rotta di collo tra tamburi e orchestra. Non è un capolavoro, ma è piacevole, e tanto basta a promuoverlo.

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