TourdeForce: Colours in life

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Ver Sacrum Dopo l’appetizer We’re NOT underground, disponibile in download gratuito e già recensito nei mesi scorsi, i TourdeForce realizzano quello che va considerato a tutti gli effetti il loro primo full-lenght ufficiale. Colours in life (edito da Breakdown records, label che ha il merito di dare spazio ad interessanti realtà del panorama “elettro” italiano) racchiude 14 brani (piu’ una bizzarra hidden-tack) composti in tempi diversi (in alcuni di questi troviamo ancora la voce di Eric Raven, ora nei Blume) che evidenziano l’evoluzione stilistica della band italiana, che pur mantenendo le sue radici ben salde nel terreno dell’elettro-pop ha, con i brani di piu’ recente scrittura, deciso di puntare maggiormente sul lato “pop”, abbandonando in parte, la matrice piu’ oscura e darkwave degli inizi (mi riferisco in primis ai brani del pregevole demo Omnes Feriunt Ultima Necat), dando piu’ spazio ad un lato scanzonato ed irriverente che traspare sopratutto nei testi di alcuni brani. Dal mio punto di vista manifesto una leggera preferenza per il repertorio piu’ datato, ma il disco è comunque di livello molto buono e nel suo alternare momenti piu’ “dance” ed episodi piu’ melodici, ci offre alcuni momenti decisamente validi e conferma i TourdeForce come una delle piu’ interessanti (ed indubbiamente originali) realtà italiane. Coerentemente con quanto appena detto, i brani che preferisco del cd sono “Dancing days”, “Interrupted boys”, “Masterplan” e “Modern affair” (le prime tre erano già presenti su Omnes Feriunt Ultima Necat), cantati da Eric e che evidenziano il lato piu’ elettro-pop dei TourdeForce, ma non da meno sono alcuni dei brani cantati da Roby, che spaziano dai ritmi prettamente dance di “What you wanna do with your life” e “Marry me” (due potenziali hits, sopratutto la seconda, intrisa di atmosfere “eighties”), al pop-melodico di “I am the phoenix” e alle atmosfere piu’ intimiste di “Love hideout” o “Psychoanalysis for the masses”, brani che mettono in evidenza la poliedricità di questa vocalist, capace di destreggiarsi tra momenti così diversi. Gli episodi piu’ deboli del disco risultano “Stagioni”, cantata in italiano e che mi ha ricordato lo stile di Garbo e la già citata “hidden track”, ma visto il testo credo che questa vada considerata solo come un divertissement e nient’altro. In definitiva, Colours in life è un cd piu’ che buono e che non esito a promuovere ed a consigliare a tutti coloro che apprezzano l’elettro-pop; per quanto mi riguarda, devo poi ammettere di essere affezionato a questa band che ho avuto la fortuna di poter seguire ed apprezzare già da diverso tempo. Citazione finale assolutamente dovuta al booklet che correda il cd, con belle foto e tutti i testi.

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