Rajna: Offering

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Ver Sacrum L’ascolto di Offering mi aveva fatto sperare che, con la pubblicazione del loro nono disco e l’esordio per la Equilibrium, i Rajna avessero ritrovato quella che, a mio giudizio, è giusta via lungo la quale proseguire il proprio lavoro; è una via che abbandona una volta per tutte (almeno spero caldamente) le troppo orecchiabili derive pseudo pop e gli insignificanti ritmi che sembrano appiccicati lì all’ultimo momento; e la speranza, devo dire, è durata abbastanza a lungo: infatti i primi sette brani sono di buona qualità, decisamente in stile Rajna, caratterizzati dal suono etnico fortemente ispirato alla musica dell’estremo oriente ma con influssi provenienti dal Mediterraneo. Fino ad inciampare, a mio parere malamente, con “The dance of Cleomene”, in un brano il cui livello di qualità crolla decisamente; nella seguente “Never land” sembrano smarrire la propria personalità e diventare cloni dei Cocteau Twins: il brano non è brutto ma nemmeno colpisce nel segno. Chiude il CD “Quiet Hour”, brano a mio giudizio abbastanza insignificante, in uno stile tra wave acustica e dream pop, caratterizzato dalla voce maschile di Aret Madilian, che definirei abbastanza “fuori tema”. Continuo a rimanere perplesso di fronte a questo duo che, pur capace i creare bellissima musica, continui non solo a tentare strade improbabili, ma soprattutto ad inserire in ogni produzione quei due o tre brani di livello molto basso che ne rovinano il risultato complessivo, al punto che, personalmente, non me la sentirei di consigliare l’acquisto di questo CD, vista anche la sua durata abbastanza scarsa (quaranta minuti sono, ormai, poco più della durata di un EP).

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