Univers Zero: Relaps (Archives 1984-1986)

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Una processione s’inoltra lenta e solenne nel fitto d’una boscaglia. Le fiammelle dei ceri guizzano nervose, il respiro affannato dei salmodianti si rapprende nell’aere immoto, denso, soffocante. La caligine impregna le tonache dai lembi slabbrati dai rovi e dall’appuntita pietraglia del viottolo tortuoso. Le preci s’attenuano coll’avanzar compassato nel cuore della selva, per poi spegnersi, inghiottite dal silenzio. Una lunga scia di sangue raggrumato sarà l’unica testimonianza del corteo che al Vespro s’è mosso, per mai più fare ritorno. Questa è la musica degli Univers Zero. Vi rimando alla recensione relativa a “Clivages” dettagliata in questa istessa sezione per un accenno alle note storiche afferenti all’insieme belga, permettetemi di non tralasciarne altre, per meglio definire la splendida epopea sonora che questo mirabile esempio di coraggio e di genio applicati al pentagramma sta tuttora scrivendo colle proprie memorabili pieces. Relaps è, come esplicitato dalla sotto-titolatura, una raccolta tratta dallo sconfinato archivio di Daniel Denis, di colui che, nel 1974, ebbe la felice intuizione di fondare UZ, allora in compagnia di Roger Trigaux, altro geniaccio che presto abbandonò il complesso per dedicarsi alla sua nuova creatura Present. Il periodo preso in esame in questo dischetto risale agli anni 1984/86, quelli con Dirk Descheemaeker al clarinetto, Christian Genet al basso, André Mergenthaler al violoncello ed al sax, Jaen Luc Plouvier alle keys affiancato ai tasti, per il biennio 85/86, da Andy Kirk (fine compositore che contribuì a quello che parte della critica ha definito uno dei lavori più compiutamente horrorifici dei belgi, “Ceux Du Dehors” del 1981, la sua presenza è inoltre testimoniata da un altro live, “Crawling wind” uscito originariamente nel solo Giappone nel 1983 e ristampato da Cuneiform nel 2001). Le prime quattro tracce di Relaps (quelle senza Kirk) furono registrate ad Hannover ed a Dottignies (B) nel 1984, e testimoniano compiutamente l’energia e l’immensa tecnica che i cinque letteralmente emanavano (come un’aura) dal palco, in una sorte di rito solenne d’elevazione estatica. Il successivo quartetto di composizioni (Frankfurt Jazz Festival, 1986, e Seraing, B, 1985) comprendono due delle più efficaci dimostrazioni del talento di Andy Kirk, “Heatwave” e la lunga “The funeral plain”, oltre ad una versione free-style de “L’etrange mixture du Docteur Schwartz” (in settetto con Patrick Hannapier al violino, Michel Delory alla chitarra e senza Mergenthaler che lasciò dopo la pubblicazione di “UZED). Una piccola porzione d’una discografia ben più ampia, uno squarcio solenne della lunga saga gothika che tutt’ora vive d’una eterna giuovinezza. Un catalogo di orrori (come scrisse il Boston Rock) che non è stato ancora compiutamente investigato… Bellissimo il booklet che, come è tradizione di casa Cuneiform, quando trattasi di ristampe vanta contribuzioni autorevoli (le note esaustive sono curate da Aymeric Leroy e da Renato Moraes) e fotografie d’epoca.

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