Wave Gotik Treffen 2010

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Novalis Deux

Novalis Deux a Lipsia, Foto di Federica Atzori

Venerdì 21 Maggio
Dopo due anni d’assenza, rieccoci a Lipsia. Il WGT è giunto alla sua diciannovesima edizione ed anche se mi pare sempre più marcata la presenza di gente che interviene alla kermesse prendendola come una carnevalata, con il solo scopo di farsi fotografare e fare bella (???) mostra di sè, è innegabile che questo rimanga IL FESTIVAL per eccellenza, con buona pace dei vari open-air che affollano il panorama tedesco (e non solo) da giugno ad agosto. Il clima che si vive per quattro giorni nella città tedesca è qualcosa di unico ed irripetibile e la varietà della proposta musicale è ineguagliata dagli altri festival. Anche un’ edizione come questa, non certo da annoverare tra le più prestigiose a livello di cast, offriva comunque interessantissimi acts e costringeva (specie chi non si fossilizza su un solo genere) a scelte dolorose, in particolar modo nella giornata di domenica, dove gli organizzatori hanno scelleratamente ammassato cose assai interessanti (anche delle stesso genere), in diverse location ed in orari più o meno sovrapposti… Amen, del resto anche questa è una delle caratteristiche del Treffen, prendere o lasciare.

Arriviamo a Lipsia nel pomeriggio di venerdì e dopo un meritato riposo in albergo e successiva cena, ci rechiamo all’Agra per ritirare il classico braccialetto-lasciapassare ed iniziamo a gironzolare per gli stands, in attesa dei concerti di KIRLIAN CAMERA e BRENDAN PERRY. I primi salgono sul palco alle 22.30; formazione a quattro per la band italiana, con Angelo ed Elena affiancati da altri due elementi. Sono sempre contento quando posso testimoniare il successo di una band italiana all’estero, e questo è uno di quei casi. Definire trionfale il concerto dei KIRLIAN CAMERA è il minimo che si possa fare; un Agra gremitissimo ha tributato il meritato successo ai nostri, autori di un ottima prova. Chi mi conosce sa bene quanto io ami questa band, ma al di là di questa mia partigianeria, è innegabile ribadire la bellezza delle musiche di Bergamini e la bravura di Elena Fossi, front-woman eccezionale, dotata di una splendida voce e di una presenza scenica non comune. Ottima la tracklist, sorta di greatest-hits, aperta da un brano inedito, a cui hanno fatto seguito “E.D.O.”, “Edges”, “Ascension”, una sorta di mega-mix costituito da un altro inedito (su cui, se la memoria non mi inganna, si sono succedute parti di “Absentee”, “Coroner’s Sun” e “K-Pax”), è quindi la volta di “Dead Zone in the sky”, la cover di “Hymn” degli Ultravox (già eseguita nel concerto di Cremona di qualche mese fa) e la splendida sequenza finale costituita da “Eclipse”, “Blue room”, “Heldenplatz” e “Odyssey Europa”, brano interpretato in maniera assolutamente intensa dalla Fossi. Tra gli innumerevoli concerti dei Kirlian Camera che ho visto, questo è stato certamente uno dei più belli.

Bisogna attendere l’1 di notte, come da programma per il concerto di BRENDAN PERRY. L’ex Dead Can Dance presenta il suo nuovo album “Ark” di imminente uscita e per l’occasione è accompagnato da altri quattro musicisti; devo ammettere che non ho seguito la carriera solista di Perry e temevo che fosse legata alla matrice “etnica” che aveva contraddistinto l’ultimo periodo di carriera dei Dead Can Dance, invece non è così e questo concerto sarà per me una graditissima sorpresa. La voce di Brendan è ancora splendida ed emozionante ed i brani sono veramente belli, lasciando anche trasparire echi dello storico progetto che tutti abbiamo amato (in scaletta per altro ci sarà spazio anche per almeno un paio di brani del repertorio Dead Can Dance (“The carnival is over” e “A passage in time”) Purtroppo la stanchezza per la giornata di viaggio si fa sentire e quindi abbandoniamo l’Agra a concerto ancora in corso; ad ogni modo, con questi artisti il festival è iniziato decisamente bene.

Sabato 22 Maggio

Piuttosto misera l’offerta di questa giornata, che se non altro, non mi costringerà a “sacrifici dolorosi”, facendomi rinunciare solo ai Rotersand (visti per altro già tante volte) e gli X-Marks The Pedwalk, che invece mi incuriosivano. Puntiamo quindi sul Volkpalast ed i concerti in programma nei due diversi spazi di questo edificio (Kuppelhalle e Kantine). Arriviamo quando è già in corso l’esibizione degli ASHRAM. Non assistevo ad un concerto del trio italiano da moltissimi anni e devo riconoscere che pur non essendo tra i miei favoriti, si tratta di musicisti dall’ indubbio talento e classe, che trova il meritato tributo dal numeroso pubblico oggi presente; attenzione ed applausi convinti salutano ogni brano, per l’ennesima affermazione di una band italiana in terra straniera. Il programma fa sì che i concerti delle due sale non si sovrappongano, passiamo quindi a vedere cosa sta per iniziare nella Kantine; tale IRR.APP. ci farà scappare a gambe levate dopo pochi minuti: un tizio mascherato che non canta ma fa versi, appostato dietro computer e tastiere…. Mahh.

Tra una chiacchiera e l’immancabile giro shopping agli stands delle bands presenti, arriva il momento del concerto dei PHALLUS DEI, ma anche in questo caso, resisterò solo per due-tre brani; veramente noiosa la proposta musicale di questo gruppo, il cui vocalist sussurra testi su tappeti musicali di musica “prog”. Tiriamo a campare e ci spostiamo di nuovo nel Kantine per seguire SONNE HAGAL, esponente di punta del neo-folk teutonico. Formazione a cinque elementi (tra cui Kim Larsen aka Of The Wand And The Moon alle percussioni) per quello che risulterà un ottimo concerto; certamente lo stile di Sonne Hagal è abbastanza ripetitivo, ma sarà stato per il clima del Treffen, la numerosa e calda partecipazione del pubblico e soprattutto per la presenza di una band al gran completo, in grado di rendere più corposo il sound del progetto tedesco, ho apprezzato molto questo show, certamente di più di un concerto visto a Modena alcuni anni fa. Nel Kuppelhalle è ora la volta di SIGILLUM S storico progetto “industrial” italiano. Con buona volontà provo a seguire lo show, ma decisamente questo genere non riesce ad appassionarmi e dopo un paio di pezzi mi sono defilato. Citazione di merito comunque per i visuals che accompagnavano la performance.

Di nuovo Kantine quindi, per l’esibizione di FREYA ASWYNN e PATRICK LEAGAS che eseguiranno “The Fruits of Yggdrasil”; ebbene, a costo di farmi dei nemici, dico subito che la mia opinione di questo disco/concerto è la stessa di Fantozzi per “La Corazzata Potemkin”!! Non sarò abbastanza calato nella dimensione neo-pagana, ma ho trovato questa performance una colossale buffonata; vedere una fricchettona reduce dagli anni d’oro dell’LSD che recitava antiche formule e gesticolava verso il pubblico, con il buon Patrick che pareva suonare a casaccio percussioni e strumenti a fiato, mentre buona parte del pubblico se la rideva, mi ha messo una certa tristezza. Ridatemi i Sixth Comm!!! Il bilancio sin’ora non certo esaltante di questa serata verrà reso positivo dal superlativo concerto di SOL INVICTUS. Conquisto la seconda fila per il concerto di uno dei progetti che amo da sempre e che solo pochi mesi fa ho potuto apprezzare anche a Milano. Tony Wakeford prende posto su una sedia ed imbraccia la fedele chitarra; è accompagnato da Andrew King (voci e percussioni), da una ragazza che si occupa di violino e flauto, una bassista e (novità rispetto a Milano) una percussionista. La band è affiatatissima e conquista l’audience con una prestazione superlativa che li costringerà ad un bis supplementare rispetto a quello già preventivato. Ottima la scaletta che propone “Abattoirs of love”, “Media”, “An english garden”, “Sawney bean”, il nuovo singolo “The bad lucky bird”, due brani tratti dal nuovo (ed ancora non pubblicato) album, tra cui la title-track “The Cruellest month”, “Twa Corbies”, “Old London weeps”, “We are the dead men”, “Eve” e “Stay”. Nel primo bis vengono eseguite “Black Easter” e “Believe me” e nel secondo, richiesto da un pubblico in assoluta esaltazione, ci verrà offerto il vecchio classico “Angels Fall”. Sol Invictus è una garanzia per gli amanti del folk-apocalittico, un nome che non risente del passare degli anni, anzi, a giudicare dal livello dei nuovi pezzi proposti questa sera, direi che Tony Wakeford è in un’ottima fase di creatività. Concerto magnifico che certamente occuperà un posto sul podio dei migliori live-acts visti quest’anno a Lipsia.

In Strict Confidence

In Strict Confidence a Lipsia, Foto di Federica Atzori

Domenica 23 Maggio
In questa giornata il Treffen ci mostrerà il suo unico lato negativo; complice anche la scelleratezza degli organizzatori, la giornata prevede moltissimi concerti interessanti, ma ovviamente in location diverse (e spesso molto distanti tra di loro) ed in orari che si sovrappongano. Se ci può stare una contemporaneità tra un gruppo neo-folk ed uno elettro, visto che si suppone abbiano due pubblici diversi (ma sono l’unico che apprezza entrambi i generi? Non credo proprio!), meno comprensibile è dover essere costretti a delle scelte anche nell’ambito dello stesso genere. Tant’è, il Treffen è così da sempre e quindi, prima di analizzare ciò che ho visto, ecco il triste elenco di ciò a cui ho dovuto rinunciare: Arcana, Faith & The Muse, S.I.T.D., Suicide Commando e Welle Erdball. Amen.

Partiamo dalla Schauspielhaus, bel teatro nel centro di Lipsia, da cui mi staccherò dopo un paio di concerti, per portarmi all’Agra. Il primo nome in programma sono tali THE VIOLET TRIBE; sul palco appaiono un paio di musicisti e cinque ragazze con costumi bizzarri e la performance inizia anche bene con un brano dalle sonorità mediorientali ed una danzatrice del ventre. Non sarà però indicativo di ciò che ci attende, visto che successivamente si spazierà tra diversi generi, sfociando talvolta nell’avanspettacolo (a noi che non comprendiamo il tedesco risulterà ancora più duro apprezzare il tutto, visto che tra ogni brano, la ragazza che pare il leader della combriccola, intrattiene il pubblico raccontando qualcosa che genera applausi e grasse risate). Dopo questa sconclusionata performance è la volta di NOVALIS DEUX; la band tedesca (di cui ho apprezzato nei mesi scorsi l’album “Ghosts over Europe”) ci offrirà un buon concerto di neo-folk con risvolti ariosi che talvolta sfociano nel pop. Niente di trascendentale, ma indubbiamente apprezzabili. A questo punto, anche se con rammarico per la rinuncia agli Arcana che suoneranno come ultimo gruppo della serata, decido di abbandonare la Schauspielhaus e portarmi all’Agra; purtroppo il ritardo accumulato da Novalis Deux ed i tempi di trasferimento fanno sì che quando entro nell’enorme hangar, FAITH & THE MUSE stanno per dare inizio all’ultimo pezzo del loro concerto. Posso quindi gustarmi solo “Elyria” e constatare che la formazione è la stessa vista a Vicenza e Prato nei mesi scorsi; la band americana è una garanzia e mi basta quest’unico pezzo per capire di essermi perso un grande concerto.

La calca nell’ hangar è incredibile (ed il caldo notevole), rimango quindi defilato verso il fondo per i DIARY OF DREAMS. Da troppo tempo la band di Adrian Hates non tocca l’Italia con i suoi tour e quindi non ho voluto mancare a questo concerto: ottima decisione, perché vedere i Diary of Dreams giocare in casa è una cosa unica. L’entusiasmo dei fans è alle stelle quando la band sale sul palco e “The Wedding” apre il concerto; formazione a sei elementi (con, tra gli altri, Torben Wendt dei Diorama). Ottimi su disco, i Diary of Dreams in concerti come questo diventano magnifici e la scaletta è un concentrato di cose più recenti (dagli ultimi tre album ricordo, oltre al brano già citato, “King of nowhere”, “The Chain”, “Kindrom” e “The Plague”) e cose più datate (“Traumtanzer” e “The Curse” dall’album “Freak perfume”) e “Chemicals” e “Butterfly:dance” da “One of 18 angels”. Per questo pezzo (e per la conclusiva “The Curse) Torben Wendt abbandona le tastiere per cantare assieme ad Adrian:il pubblico è in visibilio ed il concerto si chiude in maniera trionfale. Da molti anni non seguo più i LACRIMOSA, ma visto che siamo qua e visto che la band di Tilo Wolff celebra quest’anno il suo ventennale, vediamo un po’ cosa ci aspetta. Inutile dire che la calca non è diminuita, anzi se possibile è aumentata e lo show si apre con “Schakal”. Non nego che questo pezzo mi ha portato alla mente bei ricordi e me la sono goduta, così come pure le successive “Ich bin der brennende komet” e “Alleine zu zweit”, brani relativi ad un periodo in cui apprezzavo i Lacrimosa, ma i successivi pezzi a me ignoti e la stanchezza mi hanno fatto ripiegare alla ricerca di qualcosa da bere e mangiare nonché di un posto dove sedersi.

Eh sì, perché bisogna resistere sino all’1.30. orario in cui è in programma il gran finale della serata, ovvero ALIEN SEX FIEND. Purtroppo si tratterà di una delle più grosse delusioni del festival. Avevo visto la leggendaria band britannica cinque-sei anni fa sempre qui in Germania allo Zillo Festival e devo dire che mi erano piaciuti, soprattutto perché l’emozione di poter sentire per la prima volta dal vivo i brani classici del loro repertorio, che per tanti anni hanno accompagnato le mie serate danzerecce era troppo forte. Stasera invece si parte subito male, con un ritardo che fa iniziare il concerto quasi alle 2.00; sul palco una coltre di fumo che fatica a diradarsi, finchè spunta la grottesca figura di Nick Fiend. Sembra nervoso, inizia comunque a cantare, poi c’è un problemino tecnico e relativo siparietto con Mrs Fiend (invecchiatissima), si riparte, ma non c’è niente da fare, la baracconata ha il fiato corto. A poco vale sentire “I walk the line” e “Smells like …”, la stanchezza e la mediocrità della performance (oltre che di un paio di brani tratti dal nuovo album in uscita), mi fanno alzare bandiera bianca. Avrei voluto poter ascoltare “Ignore the machine”, “R.I.P.” e “Dead and buried” (forse le avranno anche fatte), e cercare di rivivere di antichi ricordi, ma ciò che ho davanti agli occhi stasera è solo una caricatura. Meglio andare a dormire.

Lunedì 24 Maggio

I giorni al Treffen passano velocemente e siamo già arrivati a lunedì. La giornata non pone alcun dubbio: il Kohlrabizirkus sarà la nostra unica destinazione, salvo spostarsi, una volta finiti i concerti, al poco distante Volkspalast più che altro per salutare alcuni amici che sappiamo trovarsi lì. Come ormai tradizione da qualche anno, il lunedì al Kohlrabizirkus (enorme struttura a cupola, in grado di ospitare qualche migliaio di spettatori) è dedicato alla musica elettro nelle sue varie derivazioni. Arriviamo poco prima dell’inizio del concerto di MONOLITH; lo show del progetto solista di Eric Van Wonthergem è il solito, con il nostro piazzato dietro ai suoi macchinari, un paio di immagini proiettate alle sue spalle e 45 minuti circa di beats e groove industrial-techno che, senza particolari entusiasmi ad onor del vero, fa ballare i presenti; dal canto mio, dopo una manciata di brani preferisco dedicarmi allo shopping ed al cibo. Il prossimo gruppo in programma sono i KIEW, gruppo che non ho mai seguito con attenzione e dopo questo pessimo concerto, continuerò ad evitare con cura. Il trio si presenta sul palco con cuffie dalle lunghe antenne e due di loro indossano camici bianchi, che anche dal punto di vista visivo dovrebbero meglio introdurci allo loro “audio-terapia”. In realtà ciò che ci attende saranno solo tre quarti d’ora di noia assoluta. Gruppo mediocre, da evitare accuratamente in futuro!

Dopo una partenza un po’ fiacca, la serata mi riserva una bella sorpresa grazie ai TRIAL; non conoscevo assolutamente questo duo, che ci regala un concerto di robusta ebm “old school”. Il cantante ha il piglio ed il carisma per catturare l’attenzione dal pubblico e col suo socio bloccato dietro le tastiere, riesce comunque ad occupare il palco e ci offre un concerto intenso e piacevole. E’ finalmente l’ora di uno dei miei gruppi preferiti in assoluto e di conseguenza uno di quelli che ero maggiormente interessato a vedere quest’anno, IN STRICT CONFIDENCE. Formazione a cinque, con Dennis Ostermann accompagnato da Jorg Scelte alle tastiere, Stefan Vesper alla batteria e, soprattutto da Haydee Sparks alla chitarre a Nina de Lianin, voce femminile. Il concerto si rivelerà impeccabile dal punto di vista “visivo” sotto diversi aspetti: i bellissimi videoclip realizzati dalla band tedesca nel corso di questi anni vanno ad accompagnare molti dei brani in scaletta; Haydee Sparks spesso abbandona la chitarra per dedicarsi a giochi con fiaccole (farà anche la mangiafuoco!) e “last but not least”, sia lei che Nina de Lianin sono due gran belle ragazze!!! Ottima anche la tracklist (che vedremo in seguito) ma … ma purtroppo, nonostante la mia passione per gli ISC, non posso esimermi dal sottolineare alcune cose che proprio non hanno funzionato:
1 – Nina de Lianin è una gran bella donna, ok, ma sulle sue doti da cantate ci sarebbe molto da dire.
2 – Il taglio “rock” dei nuovi brani mi piace, ma ri-arrangiare in questa chiave i vecchi pezzi non mi è parsa una scelta vincente ed inoltre i tecnici del suono ci hanno messo del loro, penalizzando decisamente la resa di alcune canzoni.
La scaletta (ottima come dicevo) ha previsto “My despair”, “Silver bullets” e “Set me free” dal nuovo album “La Parade Monstreuse”, mentre dai precedenti “Holy” e “Exile Paradise” sono state eseguite “Seven lives”, “Closing eyes”, “Promised land”, “Forbidden fruit” e “Away from here”. In chiusura, spazio a brani più datati come “Zauberschloss”, “Herzattacke” e “Engelsstaub”. Condizionato dalla mia passione per gli ISC, ho comunque apprezzato lo show, ma in tutta onestà non posso definirlo uno spettacolo pienamente riuscito … Un bilancio agrodolce quindi.

Siamo al gran finale, con THE KLINIK, ovvero la storia dell’ebm. Sul palco appaiono due figuri (Dirk Ivens alla voce e un non meglio identificato socio alle tastiere) che indossano impermeabili neri ed hanno i volti ricoperti da fasciature bianche che lasciano spazi solo per occhi e bocca. Alle loro spalle immagini che scorrono in perfetta simbiosi con la musica fredda, cupa ed ipnotica del duo belga; una scaletta che è una carrellata nei pezzi più celebri di questo progetto (“Black leather”, “Brain damage”, “Sick in your mind”, “Walking with shadows”, ecc…) . Un concerto bellissimo, energico ed ipnotico che termina con un Dirk Ivens ormai rimasto a torso nudo e viso scoperto, stravolto dall’intensità della performance! Cala quindi trionfalmente il sipario sulla serata e sulla XIX edizione del Wave Gotik Treffen; nei giorni successivi ci sarà spazio solo per la malinconia che sottolinea sempre il ritorno alla penosa (in tutti i sensi, musicali e non) realtà italiana. E l’anno prossimo, il Treffen compirà vent’anni…

Sol Invictus

Sol Invictus a Lipsia, Foto di Federica Atzori

Links:

Wave Gotik Treffen: sito ufficiale

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