First Black Pope

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© http://www.myspace.com/firstblackpope

Con l’album di recente pubblicazione, intitolato “Spiritual spiral”, i First Black Pope si sono riconfermati come una delle realtà più valide della scena electro-industrial, e non solo per quanto riguarda il ristretto ambito italiano. C’è da scommettere che il sound che caratterizza il cd, corposo e ben costruito, oscuro e lontanissimo da tutti quei cliché di cui, francamente, chi ha già familiarità con il suddetto genere musicale fa più che volentieri a meno, riuscirà a convincere sia chi conosce da tempo la band veneta, sia i neofiti del genere, che avranno molto di interessante da scoprire. A rispondere all’intervista è il carismatico frontman Skar, che ci ha raccontato in che modo è nato il disco, come saranno i prossimi live-show e molto altro ancora…  

Come descriveresti “Spiritual spiral” a qualcuno che non conosce affatto i First Black Pope?   

Lo descriverei come un viaggio emotivo da intraprendere “bene armati”… È senso di colpa che ti travolge, è richiesta d’aiuto… Spiritual Spiral è stato scritto in un periodo molto negativo, trasuda dolore e penso che chiunque abbia sperimentato la sofferenza interiore a certi livelli sia in grado di  percepirlo sin dal primo ascolto. In realtà, poi, bisogna anche precisare che l’album è uscito piuttosto tardi: la sua composizione risale al 2008, ma nel frattempo ci sono state notevoli evoluzioni sia dal punto di vista musicale che personale, e adesso posso dire che sono riuscito a uscir fuori da quello stato emotivo.  

Brani come “S/M God”, “Under a spell”, “Motherdeath” o “Skyrats (Second Act)” sono davvero molto belli, curati nei dettagli e, a mio parere, rappresentativi del vostro suono “tipico”, allo stesso tempo oscuro ed estremamente evocativo. Puoi raccontarci come sono nati i pezzi e qual è il processo di lavorazione che seguite?  

Tutti i brani sono interamente composti da me, e rappresentano una parte della mia vita. La composizione la vedo in un’ottica più rock che elettronica, se devo scrivere musica mi piace partire dall’idea dell’atmosfera che deve avere, dal concetto, dalla storia che voglio raccontare e da lì dove voglio condurre chi l’ascolta, quindi non soltanto dal groove di cassa e basso. Comunque, nel periodo in cui ho composto l’album, non ero sempre né molto sobrio, né lucido…  

Trovo il sound dei First Black Pope piuttosto originale: come riuscite a differenziarvi così bene dagli altri pur appartenendo a una scena che, già da tempo, non propone grandi novità?   

Ho sempre voluto mantenere un’identità ben precisa basata sulle atmosfere e sulle tematiche, per il resto invece non mi faccio problemi, non seguo schemi compositivi e uso qualsiasi cosa: campioni, synth, chitarre, plug-in, generatori vocali… Anche per quanto riguarda la velocità dei pezzi mi lascio trasportare… Sì, insomma, non sono un dj, tanto per capirci.  

Quali sono le aspettative che avete riguardo al disco? Siete soddisfatti del lavoro svolto dalla vostra etichetta Advoxya Records?  

Siamo contenti di aver trovato qualcuno che apprezza il progetto e che ci ha permesso di far uscire l’album, soprattutto in un momento così difficile come quello attuale, in cui molti musicisti devono far ricorso all’autoproduzione per poter pubblicare i cd. Ovviamente il desiderio che abbiamo è che la nostra musica venga conosciuta il più possibile. Fino a qui è andata bene, ma per il resto è tutto un “work in progress” al momento, perciò è ancora presto per dare un giudizio sull’operato della nostra etichetta. Posso dirti che siamo anche contenti del nostro distributore italiano (la Masterpiece Distribution…), perché a richiesta d’aiuto ci è stata subito tesa una mano…  

La nuova line-up dei First Black Pope comprende Giorgio Ricci dei Templebeat: vuoi raccontarci come si è unito a voi e in che modo, il suo inserimento, ha cambiato la band?  

Giorgio lo conosco bene dai tempi dei Templebeat: ultimamente si sono riuniti per una data ma il cantante non voleva saperne di prender parte alla cosa, e così Giorgio ha chiesto a me di cantare. A tal proposito voglio raccontare un piccolo aneddoto: i testi dei Templebeat non sono mai stati stampati, per cui abbiamo dovuto tirarli giù “a orecchio”, ascoltando ogni singolo brano. Con Giorgio è nato un grande affiatamento, e quando Skelectric (synth) mi ha comunicato che non aveva più intenzione di portare avanti con me FBP ho subito pensato a lui, ovviamente considerando anche la sua pluriennale esperienza e maestria. 

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Quali altri generi di musica ti piacciono e segui, oltre a quello proposto dai First Black Pope? 

 A parte l’industrial, l’EBM, l’electro, la techno, il goth e via dicendo ascolto doom, grind, stoner, garage, black metal, hardcore, classica, colonne sonore e ambient. Di solito, comunque, preferisco musiche estreme e d’impatto.  

Come è nata la collaborazione con i Death SS, dei quali qualche tempo fa avete remixato il brano “Give ‘em Hell”?  

È successo che, all’epoca, la loro etichetta decise di pubblicare un singolo apripista per l’album The Seventh Seal, e il nostro manager (che era stato anche incaricato di organizzare il loro tour…) ci disse che Steve (Sylvester, leader e frontman della heavy/horror band italiana – ndr) avrebbe voluto includere un remix industrial nel singolo “Give ‘em Hell”, così ne preparai due da proporgli per la scelta e alla fine entrambi sono stati inclusi. La cosa che ci ha fatto davvero felici è che fu proprio uno dei brani in versione remix a essere utilizzato come “entrance” per gli incontri della ICW, la Federazione Italiana di Wrestling.   

Visto che siete in giro da parecchi anni, puoi dirci qual è la tua opinione riguardo la scena electro-industrial italiana? Come la vedi in prospettiva futura e come mai, a tuo parere, questo tipo di sound dalle nostre parti è da sempre “cosa per pochi”?  

Beh, diciamoci la verità, l’industrial “è” cosa per pochi anche nel mondo, per cui figuriamoci in Italia! Inoltre chi lo fa o lo ascolta sceglie di farlo proprio per passione… Comunque in Italia ci sono stati, in passato, e ci sono ancora oggi,  personaggi che non demordono e che, per fortuna, portano avanti la loro proposta “per pochi” senza cedere a compromessi.   

Ci sono dei film per i quali avresti voluto che i First Black Pope componessero la colonna sonora?  

Sicuramente L’Anticristo e Tokyo Gore Police.

Avete mai avuto brutte esperienze con persone che non apprezzano la vostra proposta? Mi riferisco sia agli addetti ai lavori che al pubblico dei vostri concerti…  

Sia per gli addetti ai lavori che per una parte (a dire il vero piccola) di pubblico il problema e’ sempre stato lo stesso, difatti ci dicevano: “Siete troppo poco ballabili!!!”. Inoltre ci sono sempre state varie invidie legate ai concerti che siamo riusciti a fare insieme a gruppi molto conosciuti del nostro ambito musicale (si riferisce a band del calibro di Ultraviolence, Rosa Crux, Das Ich, Kirlian Camera, Pankow ecc. – ndr). Insomma, i cosiddetti “rosicamenti”…  

In passato mi è capitato diverse volte di vedervi dal vivo e già allora le vostre performance erano molto improntate sulla comunicazione visiva e sulla teatralità più estrema. A questo proposito, mi piacerebbe avere qualche anticipazione sui prossimi live show…   

In realtà stiamo preparando due spettacoli da alternare: uno sarà lento, cadenzato, logorante e l’altro invece veloce, tutto d’un fiato, ritmico e ossessivo. Stiamo rinnovando la parte video, ci saranno le preghiere insanguinate e le penitenze, ma stavamo anche pensando a una distribuzione di ostie nere, cioè di cioccolato, ah ah ah!!

Immaginate di avere un grosso budget per un tour in locali molto grandi: che tipo di palco avreste, e con quale scenografia?   

Oh, bene, posso esagerare quindi… Allora che ne dici di un rosone multicolore modello chiesa sconsacrata come sfondo palco, una trentina di canne da organo che spuntano dai synth e si infiammano, una ventina di fachiri appesi con i ganci a braccia aperte che vengono issati e calati a tempo di musica, i pad della batteria elettronica che a ogni colpo schizzano sangue e due suore che si pestano per tutto il concerto? Fico, no?

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 First Black Pope: pagina MySpace

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