Hurts: Happiness

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Sospinti da un battage pubblicitario notevole e trascinati da un ottimo singolo come “Better than love”, gli Hurts realizzano Happiness, album attorno al quale si era creata grandissima attesa.  Il duo britannico formato da Theo Hutchcraft e Adam Andersson (entrambi reduci da esperienze in altre bands ed ora supportati da un team di esperti produttori) rispolvera le inconfondibili atmosfere anni’80, a cominciare dal loro elegantissimo look, rinnovando la nostalgia per un periodo (almeno dal punto di vista del sottoscritto e di buona parte dei miei coetanei) musicalmente irripetibile. A dispetto del titolo, di felicità in Happiness sembra trasparirne assai poca, visti i toni sommessi e malinconici del disco, caratterizzato da un synth-pop alquanto cupo ed in alcuni tratti forse sin troppo compassato (la sequenza “Illuminated” – “Evelyn” rasenta la noia). Ascolto dopo ascolto, il disco però cresce e se “Better than love” (l’unico episodio ballabile del disco ed inevitabile singolo-tormentone) risulta vincente sin dal primo colpo, chi ama l’elettro-pop e la new-wave non può non apprezzare i toni enfatici di “Sunday”, l’elegante malinconia dell’ iniziale “Silver lining”, “Wonderful life” e “Blood tears and gold”. Non manca l’ospitata illustre di una star del pop come Kylie Minogue in “Devotion”, a ribadire come Happiness si ponga come ideale ponte tra il pop-mainstream e l’indie. Per gli Hurts si sono sprecati i termini di paragone: dai Depeche Mode agli Human League, dai Pet Shop Boys (innegabilmente la foto di copertina ricorda tantissimo quella di “Actuallly” del duo Tennant/Lowe) ai Tears For Fears….paragoni veri ed opinabili al tempo stesso, come spesso accade in questi casi. Ennesima “operazione nostalgia” destinata a lasciare il tempo che trova o primo atto di un duo che pare avere i numeri per regalarci musica di classe, “elegante” ed al tempo stesso accessibile? Ai prossimi lavori l’ardua sentenza, per ora direi che Happiness è un discreto disco, che alterna episodi ottimi ed altri forse un pò stucchevoli, ma che merita certamente l’attenzione di tutti gli amanti delle atmosfere elettro-pop degli anni’80.

TagsHurts
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4 comments

  1. Federico 23 settembre, 2010 at 02:23

    Quando quest’estate mi sono imbattuto più volte nel video in bianco e nero di “Better than love” (mi pare girato nientemeno che da Anton Corbijn !) sia su Mtv che su DJtv, sono rimasto piacevolmente incuriosito, ma anche un po’ perplesso su come questo tipo di proposta venisse così notevolmente “spinta” in contesti solitamente più votati a musica senza grosse pretese artistiche.

    Appena uscito l’album non ho resistito alla tentazione di comprarlo e devo dire che son stati soldi ben spesi… avevo timore che gli Hurts potessero essere un bluff ben confezionato (oddio, non certo fino al punto di considerarli la versione synth-pop dei Milli Vanilli ! 🙂 e invece l’ascolto di “Happiness” ha confermato che dietro alla patina elegante e romantica c’è anche una certa sostanza, il ché fa ben sperare che sentiremo ancora parlare di loro.

    In effetti i riferimenti ai grossi nomi della Wave non sono fuori luogo… personalemnte colgo assonanze musicali ed estetiche anche con gli Icehouse e i Roxy Music (periodo Flesh And Blood/Avalon, non certo quelli con Eno…)

    Non un capolavoro, ma di sicuro un esordio incoraggiante e che merita un ascolto.

  2. Gana 28 settembre, 2010 at 16:10

    Non male il video di Better than love cliccatissimo su Youtube. Reminiscenze eighties tra erasure e sparks. Gli slanci interpretativi di un periodo a noi tutti caro valgono certo l’ascolto: se si tratta di ruffiano citazionismo o sapiente rielaborazione lo vedremo nei prossimi lavori.

  3. Federico 3 ottobre, 2010 at 06:47

    @antz : che c’entra la coldwave oscura ? Nessuno ne ha parlato, e infatti non è il territorio degli Hurts.
    Ben venga la riscoperta e la riproposizione di un certo Pop raffinato e di classe ! 😀

    p.s: cos’hanno di “godereccio” gli Hurts ? :-/

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