Murderdolls

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Joey Jordison dei Murderdolls (Foto di Grendel)

Chissà se i Murderdolls, a sette anni dalla loro ultima apparizione italiana, ricordano ancora le bottigliate prese all’Heineken Jammin’ Festival, ma del resto si sa che il pubblico presente a quel tipo di eventi è solitamente poco aperto di vedute, e quasi sempre interessato ai soli headliner. Stavolta ai nostri è capitato di aprire le due date italiane dei Guns N’ Roses (!?!), ma essendo questi ultimi dei ritardatari cronici Wednesday 13, Joey Jordison e la loro nera combriccola hanno avuto molto tempo a disposizione e hanno suonato ben più della mezz’ora scarsa che di solito spetta ai gruppi di supporto. Ecco quindi il perché di questa recensione un po’ anomala: dato che il concerto è stato abbastanza lungo ho pensato valesse la pena raccontare ciò che è accaduto, invece di aspettare fino a quando ci sarà un tour durante il quale i nostri saranno l’attrazione principale.

Devo dire che non avevo grandi aspettative circa la riuscita dello show poiché la band si è riformata (cambiando tre quinti della line-up!) dopo parecchi anni di latitanza dalle scene, e per il momento non ha alle spalle molta esperienza live, ma i dubbi sono svaniti pochi minuti dopo l’ingresso sul palco dei cinque musicisti americani. Wednesday 13 (famoso, tra l’altro, per essere anche il leader dell’omonimo gruppo…) si è presentato con indosso una lunga giacca color rosso scuro e tanto di quel trucco da far invidia a un clown del circo (giusto per dirne una, aveva pure i denti dipinti di nero!), invece Joey Jordison (batterista di Slipknot e Rob Zombie, che però nei Murderdolls suona la chitarra…) aveva in testa un elmo metallico ed era letteralmente “infarinato” da capo a piedi, ma anche il look dei restanti membri era tutt’altro che sobrio visto che l’immagine del quintetto è ora “demoniaca” come non mai. Insomma, un look che non passa certo inosservato, ma l’occasione è servita alla band per dimostrare una volta per tutte che c’è anche della sostanza dietro ad un abbigliamento e un make-up curati in ogni minimo dettaglio.

I Murderdolls “versione 2.0” sono infatti una formazione dinamica e trascinante, che associa uno spiccato gusto per la teatralità (davvero notevole la gamma di orrorifiche espressioni facciali che si sono viste durante lo show!) ad una buona tecnica, che permette ai cinque di proporre un live-set dai ritmi piuttosto serrati e del tutto privo di inutili pause. L’aggettivo “tirato” ben si adatta a descrivere il concerto milanese, che a sorpresa è stato abbastanza apprezzato da molti dei presenti: c’è da dire che gran parte del pubblico non aveva mai neanche sentito parlare del gruppo, ma la miscela di horror rock e punk proposta, abbinata a un’ottima presenza scenica e capacità di dominare il palco, è forse riuscita a convincere alcuni del fatto che, da ora in poi, potrebbe valer la pena tenerlo d’occhio.

Bella anche la scaletta della serata, che ha privilegiato i brani di Beyond the valley of the Murderdolls (ottime le versioni di “197666”, “People hate me”, “Love at first fright”, “Dead in Hollywood” e “Die my bride”…) ma ha anche incluso diverse canzoni tratte dal nuovo Women and children last, vedi ad esempio il singolo “My dark place alone”, “Drug me to hell”, “Rock n roll is all I got”, “Chapel of blood” e l’anthemica “Nowhere”, destinata a diventare uno degli hit immancabili nelle setlist dei futuri concerti. In chiusura è poi arrivata la dissacrante “I love to say fuck”, durante la quale Wednesday 13 ha tirato fuori un ombrello nero (dove campeggiava, per l’appunto, la scritta “Fuck”…) che si è divertito ad aprire, chiudere e roteare in ogni direzione per tutta la durata del brano.

A conti fatti, e considerato lo strano contesto in cui si è svolta l’esibizione, non credo che quest’ultima avrebbe potuto esser migliore, e la cosa fa ben sperare in vista dei prossimi concerti da headliner della band, che potrebbero davvero essere qualcosa di memorabile. Grande salto qualitativo insomma, per una formazione che finalmente sembra aver raggiunto l’amalgama giusto e forse anche la condizione psicologica necessaria per chiunque aspiri a lasciare un segno nel music biz. Attendiamo quindi la prossima calata, sperando che i mesi di attesa non siano poi troppi…

Setlist:
Intro/The world according to revenge
Chapel of blood
Slit my wrist
Twist my sister
My dark place alone
Drug me to hell
Die my bride
Love at first fright
People hate me
Nowhere
Rock n roll is all I got
Motherfucker, I don’t care
197666
Hybrid moments (Misfits cover)
Dead in Hollywood
I love to say fuck

Wednesday 13 dei Murderdolls (Foto di Grendel)

Murderdolls: sito ufficiale

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