James Blackshaw: All Is Falling

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Il nuovo album di James Blackshaw si presenta come un’unica suite divisa in otto parti e segna il definitivo distacco dal folk acustico dei primi album per concentrarsi su forme più neoclassiche, come già in parte era accaduto su The Glass Bead Game. La svolta più significativa è probabilmente che Blackshaw è sempre meno chitarrista e sempre più compositore dedito a partiture complesse e ambiziose. Su All Is Falling, titolo che tradisce le recenti partecipazioni con David Tibet, c’è una inedita chitarra elettrica, ci sono i violini e il pianoforte, ma non tutto funziona come dovrebbe. Al di là del fatto che l’album si sviluppa in maniera piuttosto prevedibile, col crescendo iniziale che arriva al culmine a metà disco per poi sfumare nella tipica traccia drone/ambient posta in coda, quella che manca è l’emozione, quel senso di meraviglia che ha caratterizzato tutti i suoi album più belli. E poi l’elettrica: passi il pianoforte, ma c’è poco da fare, il Blackshaw con l’acustica ha una marcia in più rispetto alla versione elettrica. All is falling?

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