In My Rosary: Retro

0
Condividi:

Valida quanto sottostimata band, gli In My Rosary tornano a tre anni di distanza dal pregevole 15. Ralf Jesek e Dirk Lakomy fondarono il progetto nel 1992 e nelle loro intenzioni, il loro legame sarebbe dovuto durare solo per il tempo necessario alla realizzazione del tape Black Friend, ma le reazioni a quel lavoro furono talmente buone che il gruppo ottenne un contratto con la label tedesca Discordia per la quale realizzò nel 1994 Under the mask of stone, uno dei loro migliori album e che portò agli In My Rosary l’etichetta di fondatori del dark-folk, viste le sonorità di quel disco, in cui era in bella evidenza la chitarra acustica, strumento non molto in voga tra i gruppi dell’area “gothic” all’epoca. In realtà la musica del duo tedesco va a pieno diritto classificata come darkwave; le loro canzoni sono da sempre caratterizzate da toni melodici e malinconici, per un sound che spesso si è soliti definire “autunnale” e quindi perfetto per la stagione in corso. Retro, è il loro nuovo album, disco che come evidenziato sin dal titolo, simboleggia un ritorno alle origini del sound del duo tedesco, più che altro a livello compositivo (i demo sono stati realizzati solo con voce, chitarra e 4 track recorder) visto che la loro discografia è sempre rimasta piuttosto fedele al loro personale stile darkwave (fanno in parte eccezione dischi come Against the grain e The shades of cats, per altro non tra i loro migliori album) . Un approccio quindi minimale e low-profile alla stesura del nuovo disco, che ha portato però alla realizzazione di uno dei loro migliori album, articolato su 14 tracce e che si avvale della partecipazione di alcuni “ospiti” come Sara Noxx, Stan_I (della gothic band russa Stillife) ed altri personaggi della scena “gothic-darkwave” tedesca come Wolfgang Koch (Tors of Dartmoor), Martin Von Arndt (Printed at Bismark’s Death), ecc… Attraverso chitarre e tastiere gli In My Rosary disegnano melodie ora più malinconiche ora più trascinanti, in un disco che non accusa alcun passo falso, dalle (ottime) iniziali “And this emptiness hurts”, “Keep away” e “Devil’s kiss” sino alle conclusive “Get me” e Day fly”. Uno dei migliori dischi di quest’anno.

Condividi:

Lascia un commento

*