Iris: Blacklight

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Sono occorsi ben cinque anni agli Iris per realizzare Blacklight, quarto album del duo texano, da anni garanzia di synth-pop elegante e malinconico. Il nuovo disco non sfugge alla regola, anche se nel complesso risulta l’opera forse meno convincente della loro discografia, in virtù di nove tracce formalmente impeccabili, ma che in pochi episodi hanno quel mordente che aveva caratterizzato buona parte dei tre precedenti album, soprattutto i primi due, Disconnect ed Awakening. L’album si apre con la gradevole “Closer to real”, scelta anche come singolo, un tipico pezzo degli Iris, con linee melodiche che mettono in evidenza la bella voce di Reagan Jones; carina la successiva “Xwires”  a cui segue “Panic Rev”, indubbiamente il pezzo maggiormente “catchy” dell’album, dotata di melodia e gran ritmo (per altro anche questa era già inclusa nel succitato singolo). Seguono una manciata di brani carini, ma che (con l’eccezione di “Red Right Return”) non sollevano nemmeno particolari entusiasmi; i ritmi sono decisamente sottotono e prevale un mood sin troppo malinconico ed intimista. In definitiva, Blacklight si conquista certamente la sufficienza, ma dagli Iris (e con cinque anni di tempo, da Wrath ad oggi), era lecito attendersi qualcosa di più.

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