Buried – Sepolto di Rodrigo Cortés, 2010

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“Essere sepolti vivi è, senza alcun dubbio, il più terribile di questi errori che sia mai capitato agli esseri mortali. Coloro che sono abituati a pensare, difficilmente negheranno che questo sia accaduto spesso, anzi spessissimo”: così scriveva il grande Edgar Allan Poe un bel po’ di anni fa, nel famoso racconto The premature burial. Negli anni 60 Roger Corman ne trasse una pellicola che pur allontanandosi notevolmente dal testo originario, tuttavia ha un suo fascino e soprattutto è ricordata per la bella interpretazione di Ray Milland.

Se qualcuno è andato a vedere Buried pensando di ritrovarvi Poe o Corman è rimasto senz’altro deluso, soprattutto per una ragione: lo spirito di questo film è decisamente diverso. Poe trasformò a suo tempo una delle paure ataviche dell’uomo in incubo esistenziale. Rodrigo Cortés, regista emergente spagnolo neanche quarantenne,  di certo ha avuto in mente in primo luogo un film sulla questione dell’Iraq, sugli intrighi politici e militari che vi sono connessi, sulla violenza disumana della guerra; la tormentata manifestazione di quella paura, quella atavica, deriva spontaneamente dal contesto.

E’ indubitabile che Buried risulti nel complesso straordinariamente efficace e sorprendente, se si pensa quanto poco sia stato necessario per girarlo: una cassa di legno, una torcia, un cellulare e un attore, Ryan Reynolds, coraggioso e di buona volontà. In quella cassa, tuttavia, ci stanno tante cose: la storia personale dell’uomo, la situazione in cui si trova, le considerazioni sul conflitto in Iraq e le sue conseguenze sui singoli, la difficoltà degli stessi singoli a farsi comprendere dai ‘lontanissimi’ burocrati. In 90 minuti circa di pellicola lo spettatore non vede altro che un autotrasportatore americano sepolto vivo in una bara in suolo iracheno, che tenta disperatamente di ribaltare la situazione  a suo favore. La circostanza, peraltro, non è dovuta ad un errore, come immaginarono, per parte loro, Poe e Corman dopo di lui, ma è il frutto della sventurata situazione politica di quei luoghi. L’attenzione di chi guarda rimane letteralmente incatenata alle scarne immagini, benchè di effetti speciali non si possa tutto sommato parlare, se non si vogliono considerare tali i numerosi primi piani, carrelli e zoom a non  finire, grazie ai quali le dimensioni della bara variano via via, come influenzate dagli stati d’animo: a volte essa diventa enorme, a volte strettissima, a volte addirittura non pare nemmeno rettangolare…ma per quanto la regia possa lavorarci sopra, resta comunque una cassa da morto; in essa purtroppo è stato deposto un vivo che si adopera in tutti i modi per continuare a vivere. La tensione rimane altissima tutto il tempo: impossibile non lasciarsi coinvolgere dall’ansia crescente, dall’affanno e dal dilagante sconforto del protagonista, del quale fino agli ultimissimi minuti resta incerta la sorte.

Ecco come l’incubo esistenziale di Poe è stato modernizzato: esso appare quasi irriconoscibile, ma risulta altrettanto angosciante; lo spessore ‘filosofico’ magari si è vagamente assottigliato e il dramma assume occasionalmente toni grotteschi soprattutto quando il nostro americano cerca l’aiuto delle autorità e si confronta con la loro ottusità e ipocrisia, dimostrando che se si cerca di interagire con la burocrazia alla fine… tutto il mondo è paese.

Disse ancora Poe: “I limiti che dividono la Vita dalla Morte sono, nella migliore delle ipotesi, vaghi e confusi. Chi può dire dove finisca l’una e cominci l’altra ?“ Ma un’altra riflessione potrebbe essere adottata come morale per il film, la frase di una canzone del buon Fabrizio de Andrè: “quando si muore, si muore soli”.

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1 comment

  1. Albe 23 gennaio, 2011 at 19:31

    Gridare al capolavoro mi sembra eccessivo.Ciò nonostante ,che un film con un’unico attore e alcune voci fuori campo riesca a tenere l’interesse dello spettatore vivo dall’inizio alla fine, già di per se indica un buon lavoro. Un eccezionale lavoro se paragonato al nulla che viene proiettato nelle sale vicine.Tutta la mia stima poi se questa opera non si basa su effetti speciali o budget altissimi ,ma sulla forza di un’idea.
    (L’altro giorno ho visto Skyline…la dimostrazione che budget ed effetti speciali non sono garanzia di nulla)
    Un vostro lettore

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