Antichi vampiri ritornano

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Se qualcosa di positivo ci può essere nella recente orgia editoriale “vampiresca” che da Twilight di Stephenie Meyer in avanti ha fatto pubblicare sull’argomento di tutto e di più, è che ha permesso la riscoperta e la ristampa di opere del passato per lo più dimenticate o comunque poco accessibili ai non addetti ai lavori. Cosi ogni tanto nel nostro panorama editoriale qualche piccola pubblicazione si distingue dalla massa grazie soprattutto alla competenza di alcuni curatori e di (poche) case editrici. Dopo la meritoria operazione di stampa in tre tomi della versione integrale del feuilleton Varney il Vampiro del 1847 da parte della Gargoyle Books, altri antichi vampiri stanno tornando alla luce (si fa per dire…).

Lord Ruthwen Il Vampiro

E’ il caso del romanzo Lord Ruthwen e il vampiro di Charles Nodier, risalente al 1820, edito da Stampa Alternativa a cura di Fabio Giovannini, e del racconto Le memorie del cavaliere di Villevert di Jean Mistler del 1929/44, proposto da Fazi Editore.

Come ci spiega Giovannini nell’approfondita e interessantissima introduzione al libro, con Lord Ruthwen e il vampiro stiamo parlando del primo romanzo che sia mai stato pubblicato in tema di vampiri, uscito solo un anno dopo la famosa novella Il vampiro (The Vampyre) di John William Polidori, (il cui testo, più volte tradotto in italiano,  viene riproposto in appendice in una nuova edizione integrale), che ha dato il via alla letteratura vampiresca ottocentesca. Prima di allora infatti il vampiro era stato soltanto il protagonista di racconti folklorici persi nel mito e nella superstizione popolare, soprattutto slava e balcanica, che parlavano di morti che fuoriuscivano dalle tombe per succhiare il sangue dei vivi, e non era certo la figura aristocratica frequentatrice dei salotti mondani, amante dei viaggi, seducente e ammaliante, cui la letteratura romantica darà vita. Charles Nodier, eccentrico scrittore francese, forte del successo editoriale di The Vampyre riprende lo stesso protagonista della novella di Polidori, ovvero l’aristocratico vampiro  Lord Ruthven, che nella sua versione (Lord Ruthwen, ou Les Vampires) diventa però Lord Ruthwen, e ne continua le imprese, portandolo a compiere mille peripezie, in un concentrato di oscure storie d’amore e di terrore. Nodier però non ammise mai la paternità dell’opera, di cui si dichiarava soltanto curatore, nonostante molti elementi conducessero fin dall’inizio a lui. Del resto l’argomento “vampiri” gli era ben caro e conosciuto fin dagli anni precedenti, quando aveva lavorato come giornalista e bibliotecario a Lubiana, e successivamente ne riprese il tema prima, nel 1920, con la realizzazione del melodramma teatrale Le Vampire, dove torna la figura di Lord Rutwen (ora senza h), poi con il racconto Smarra ou les Démones de la nuit del 1821 e infine con la raccolta di racconti del terrore tratti dalle tradizioni popolari Infernaliana del 1822. Il romanzo di Lord Ruthwen suscitò al tempo orrore e scandalo e venne definito “immorale e mostruoso”, anche se a noi oggi la sua lettura, infarcita di un linguaggio arcaico e magniloquente, fa solo sorridere. Fra i vari motivi di interesse è però il fatto che le storie di vampiri siano ambientate tutte in Italia, da Venezia a Firenze, Napoli e Modena: del resto l’ambientazione perfetta del romanzo gotico inglese della fine del ‘700 era stata appunto l’Italia, terra del sublime e dell’orrore. Nel romanzo il tema dell’amore sfortunato e infranto dalla morte domina la scena e fa da trait d’union tra le molte vicende che si intersecano e si sovrappongono l’una sull’altra, in cui spesso i protagonisti diventano a loro volta narratori di altre storie, in un continuum di episodi che segue i dettami della letteratura popolare del tempo e che sarà ripreso anche da Varney the Vampyre.  Notevoli sono poi le differenze rispetto al prototipo di Polidori, tra cui soprattutto il maggiore moralismo di Nodier, che lo porta a punire il vampiro con un’esecuzione pubblica, così che il bene alla fine trionfi sul male, mentre il The Vampyre, più trasgressivo, si concludeva senza lieto fine, con Lord Ruthven che riusciva a fuggire pronto a mietere nuove vittime…

Oltre alla ricca introduzione, che ripercorre passo passo tutta la turbolenta vicenda della ideazione e dell’attribuzione del The Vampyre e di Lord Ruthven ou les Vampires, va segnalato anche il succulento inserto in appendice che Giovannini ci regala, comprendente prima un dettagliato articolo sulle numerose riprese della figura del vampiro Ruthwen e la sua fortuna in ambito letterario, teatrale, cinematografico, musicale e fumettistico, poi la ricostruzione della complessa vicenda delle diverse edizioni di The vampyre e infine un fascicolo dal titolo “Vampireide”, in cui sono state selezionate trenta illustrazioni di eredi di Lord Ruthwen, ovvero i trenta vampiri più famosi che ne hanno raccolto l’eredità (dal Conte Dracula a Barnabas Collins, dal Vampiro Lestat al Conte Saint-Germain, fino ai vampiri di True Blood e Twilight). Insomma un lavoro editoriale competente, esauriente e davvero meritorio, che farà la felicità di tutti i vampirofili più esigenti!

Le Memorie del Cavaliere di VillevertDi consumo molto più veloce è invece la riscoperta del racconto del francese Jean Mistler Le memorie del cavaliere di Villevert, una storia di vampiri ambientata nella metà del ‘700 in terra ungherese, che risente certamente della lettura del Dracula di Bram Stoker, cui si aggiungono varie suggestioni di un certo interesse. L’autore, uomo di alta cultura umanistica, parlamentare e ministro della Repubblica francese, coinvolto nella formazione della Repubblica di Vichy durante la seconda guerra mondiale e successivamente presidente della Maison du Livre français e direttore letterario della casa editrice Hachette, fece uscire il racconto sulla <<Revue de Genève>> ancora nel 1929, ma solo nel 1944 il libro venne pubblicato in una ricca edizione illustrata da Albert Decaris. Le memorie del cavaliere di Villevert è il racconto di Charles di Villevert, nobile militare francese ferito in battaglia in Ungheria, che trova rifugio presso la dimora dell’aristocratico conte Erdelyi, nel castello di Saint Miklos. Qui si innamora di una fanciulla di alto lignaggio, ma deve fare i conti con un rivale, un nobile frequentatore del castello, il barone Cornelius di Windau, che abita in un villaggio sperduto, all’interno di una torre semidiroccata, dove secondo la gente del posto <<si svolgevano le orge delle streghe>>. Il suo aspetto è orribile, la sua magrezza e bruttezza fuori dal comune, <<il suo naso appuntito e cavernoso>> e <<aveva nella mascella superiore due denti molto pronunciati che uscivano fuori e sembravano fatti per spaventare i bambini>>. Rifiutato dalla fanciulla, che non ne sopporta né l’aspetto né i bizzarri racconti del terrore, il barone di Windau viene ritrovato morto suicida in un canale, ma ben presto ritorna a “visitare” la fanciulla ormai promessa in sposa al cavaliere di Villevert, che mai coronerà il suo sogno d’amore. Il vampiro descritto da Mistler è dunque sì un nobile aristocratico, come i suoi antesignani ottocenteschi, ma il suo aspetto è orribile, non certo seducente, ancora in vita è già una specie di morto vivente, e la sua descrizione ricorda molto più quella del Conte Orlock nel Nosferatu di Murnau (1922) che non il raffinato Dracula di Stoker. Numerosi sono inoltre i riferimenti alle superstizioni popolari sui non-morti che fiorivano in quegli anni nell’est europeo e  alle cronache del tempo che riportavano vari episodi di “epidemia vampirica” in quelle terre (<<il corpo apparve non quale avrebbe dovuto essere un cadavere seppellito da sei mesi, ma così fresco, così sano d’aspetto, dal colorito così roseo da sembrare il corpo di un uomo addormentato>>). La caccia al vampiro da parte di tutti i notabili del posto si conclude positivamente, ma il povero cavaliere di Villevert avrà per sempre il cuore infranto, nella migliore tradizione romantica ottocentesca dell’amore spezzato dalla morte… Un misto dunque di riferimenti culturali rende questo racconto, pur non particolarmente originale, una lettura piacevole e interessante, cui si aggiunge anche una estesa prefazione sulla figura del vampiro da parte del curatore Giuseppe Scaraffia.

Charles Nodier, Lord Ruthwen il Vampiro, traduzione cura di Fabio Giovannini, Stampa Alternativa, 2010, pp. 230, Euro 18.00

Jean Mistler, Le memorie del cavaliere di Villevert, Fazi Editore, 2010,  pp. 61, Euro 10.00

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