Quando la vita fa male, ovvero: “Cicatrici” di Gianluca Morozzi

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Le cicatrici del titolo sono segni visibili su un corpo, simboli di una sofferenza pregressa. Le cicatrici possono essere anche invisibili, nascoste fra le pieghe dell’anima, incise in modo indelebile benché dall’esterno non si possano vedere. In questo romanzo sono presenti entrambi i tipi: i protagonisti sono due creature colpite, che si arrabattano a vivere portando in giro le loro ferite ma il loro percorso ha molti ostacoli, forse troppi. Di lui, Nemo Quegg,  che da sempre conosce e ‘pratica’ la solitudine, veniamo subito a sapere, nelle prime pagine del libro, che si è macchiato di un inspiegabile omicidio. Sarà la sua ‘voce’, con il suo racconto alla psicologa che lo interroga, a dare un senso al gesto, a inquadrarlo nella sua vita. Personaggio singolare, tenero nella sua stranezza: i suoi canali di comunicazione con il mondo erano talmente chiusi da non possedere un telefono cellulare e da aver scelto di lavorare quando tutti dormivano e di dormire quando gli altri lavoravano. Non aveva dimestichezza con gli affetti che la maggior parte delle persone ha cari, non era stato cresciuto dalla tenerezza di una madre, anche se una bizzarra zia aveva avuto per lui le stesse premure e l’aveva accudito con dedizione. Era arrivato a 26 anni e non aveva ancora conosciuto l’amore, forse neanche ci aveva pensato. Ma ecco, accade l’impensabile: sul pullmann della notte, egli incontra la giovane Felice che, malgrado il suo nome, non sta vivendo un’esperienza di appagamento ma piuttosto di dolore e violenza. I due sono attratti l’uno dall’altra così, come due solitarie meteore in un enorme universo oscuro: il dolore e la violenza di Felice purtroppo invadono Nemo che, nel suo equilibrio superfragile, non è certo in grado di sostenerli e ne viene ovviamente travolto. Già oppresso dalle proprie cicatrici, Nemo è quasi sopraffatto da quelle di Felice che peraltro sembra custodire in sé un segreto.

Questa sola vicenda sarebbe bastata a supportare senza problemi l’intero romanzo. Invece c’è dell’altro. Un’altra vicenda, che apparentemente fa da sfondo a questa, è legata ad essa da misteriosi e complicati fili. Troppo lineare sarebbe stato limitarsi ai problemi di Nemo, al suo lento e goffo esplorare angoli sconosciuti dell’esistenza, all’analisi del suo grave gesto. Morozzi strizza l’occhio al soprannaturale, al magico, in sostanza al fantasy, in quanto fa risalire le vere motivazioni alla base del comportamento dei vari personaggi ad un’altra vita, un altro paese, un’altra storia che viene anticipata nel prologo e poi rivela il suo perché. Indipendentemente dal fatto se l’autore creda o meno in qualche forma di metempsicosi – ma caratterizzato com’è piuttosto da una giocosa ironia mi permetto di dubitarne –  resta il fatto che questo nuovo contesto svincola la vicenda ‘lineare’ che abbiamo visto dalla concretezza del visibile, proiettandola in una dimensione ‘superiore’, non reale ma ‘globale’, facendone l’emblema di destini condannati a ripetersi nel tempo. Da questo punto di vista la struttura del romanzo acquista una particolarità tutta sua.

A qualcuno è spiaciuta quest’idea delle trame intersecate, che complicherebbe e appesantirebbe eccessivamente la lettura a scapito della poesia e del pathos della storia d’amore impossibile. A me sembra invece che l’autore abbia voluto spingersi al di là, mettere alla prova se stesso, senza volersi però troppo inoltrare in territori misteriosi. Cimentandosi in un campo dove è diventato effettivamente difficile creare qualcosa di nuovo, ha collocato in una cornice soprannaturale la più malinconica e tenera delle storie d’amore ‘noir’, una specie di variazione sul tema, per così dire.

Gianluca Morozzi, scrittore piuttosto prolifico e versatile, giunge a Cicatrici dopo esperienze letterarie varie e difficilmente classificabili. Il romanzo è però forse la seconda incursione nel genere ‘noir’ dopo Blackout, uno dei suoi libri più conosciuti, uscito ormai diversi anni fa.  Devo ammettere di essere rimasta, a suo tempo, davvero colpita da Blackout: scrittura filmica ed avvincente, ritmo convulso, studio dei personaggi riuscito e coerente, stile e linguaggio ineccepibili. Il finale, che è un piccolo capolavoro, riserva poi una geniale concessione al grottesco con tanto di messaggio socio politico.

Cicatrici è la dimostrazione dell’ottimo livello cui Morozzi ci ha abituato, e lo conferma scrittore da non perdere più di vista.

Gianluca Morozzi: Cicatrici (Editrice Guanda, Collana Narratori della Fenice, 2010, pagine 238, 14 euro)

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