The Soft Moon: The Soft Moon

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Tra i migliori dischi pubblicati nel 2010 (e che solo per motivi temporali non sono riuscito ad includere nella mia Top 5), va senz’altro ricordato l’omonimo debut album di The Soft Moon, progetto dietro cui si cela tale Luis Vasquez da San Francisco. Le undici tracce del disco ci offrono un ipnotico ed oscuro sound darkwave che pur senza citare in maniera esplicita nessuno dei maestri del genere, prende qua e là il meglio di quanto prodotto da gente come Joy Division, Suicide, The Cure, Section 25 e tanti altri, realizzando un autentico gioiello che sarebbe delittuoso farsi sfuggire per chi ama certe sonorità. Un basso ossessivo, synth oscuri e secchi riff di chitarra creano un vortice sonoro che affascina dalla prima all’ultima traccia di un disco in massima parte strumentale; quando è presente, il cantato giunge come ovattato e lontano, limitandosi a poche strofe essenziali. “Breathe the fire”, “Dead Love”, “Circles”, “Into the depths” e “Tiny spiders” sono i pezzi che preferisco all’ interno di un album ottimo che si pone come caposaldo assoluto nel contesto del massiccio (e non sempre riuscito) revival darkwave a cui stiamo assistendo negli ultimi anni. Imperdibile il disco ed i concerti che la band americana dovrebbe tenere in Italia nel prossimo mese di Maggio.

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1 comment

  1. Giulio 1 febbraio, 2011 at 02:35

    Sono d’accordo, un ottimo disco, pur con modelli evidenti: il primo pezzo ricorda Lagartija Nick, il secondo è JD, più tarde arrivano chitarre Seventeen Seconds, e in generale i Tuxedo Moon non sono lontani (e nemmeno il revival anni 2000 dei Neu! è distante).
    Però il cocktail funziona, risulta coerente e personale: mentre omaggia i modelli toglie loro quel retroterra rock che i gruppi goth storici, pur nascosto, si portavano dietro. Qui il dark è quello che è sempre sembrato: elettronico e quadrato, pur con le chitarre.
    Buffo come un genere nato in Inghilterra abbia trovato e continui a trovare illustri seguaci USA.

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